«... e mi ha esaudito dal monte santo suo» .
«Ho levato gli occhi verso i monti dai quali mi giungerà il suo aiuto». La voce non è solo quella dei salmi, ma appartiene al cuore di chi porta al Sacro Monte di Varallo e al suo santuario il pegno di una grazia, di un soccorso, di una protezione avuta.
E’ questa una storia poco nota: quella della presenza del mondo dei devoti, dei fedeli, di uomini e donne in pena o in ricerca, che giungono a quel luogo sacro per chiedere o per ringraziare per una “grazia ricevuta”.
Oggi, quaderni collocati nello scurolo raccolgono i pensieri , semplici e immediati, della gente che passa: sono bambini, giovani, anziani, madri e padri di famiglia, fidanzati, persone sole , che si affidano alla Madonna, confidano una pena, dicono di una loro malattia, di un disagio, chiedono protezione per la vita che non è facile; invocano una benedizione, un poter maturare serenamente la propria esistenza, un augurio e un auspicio di bene per una scelta fatta o da fare. Lontani sembrano i grandi eventi della storia: la vita, qui, al santuario, è soprattutto quella di tutti i giorni, del tempo che scorre con le sue quotidiane fatiche, speranze, dolori, ansie, gioie, attese.
I Sacri Monti furono anche luoghi di grande devozione popolare, cogliendo il termine non tanto nella sua accezione sociale ed economica, quanto nel senso di popolo, di un’ indistinta varietà di persone che si esprimevano, al di là delle distinzioni di classe, con gli stessi gesti: l’offerta, il voto, il dono, la preghiera, l’invocazione , la grazia e , fors’anche , il miracolo.
Ogni santuario comporta l’evento dell’ intervento divino, della manifestazione prodigiosa o del soccorso della Vergine, spesso in atto di intercedere, di Cristo o dei Santi, accordato sul posto o altrove, a chi, nel frangente del pericolo o della difficoltà, invocava quei patroni vicini di casa o lontani, ma ben noti.
A volte si affidava la propria immagine o quella della propria intera famiglia sotto la protezione della Vergine, sempre inginocchiati e a mani giunte. A volte, nascevano storie, consegnate a tavolette votive, che, nell’ ingenua o più colta fattura delle figure e degli oggetti, raccontavano, in compendio, l’aiuto avuto e siglavano, più spesso, in modo del tutto sintetico, per sole iniziali, il nome , una data, talora una dedica da parte dell’assistito.
Varie sono le espressioni delle offerte e dei voti al santuario e anche alle cappelle del Sacro Monte. Basterebbe leggere i documenti rimasti per le età a noi più vicine, dal XVII secolo, cioè i registri, i Libri di conti, i Libri dei voti, i Registri dei voti e delle elemosine, i Registri delle messe, i Libri dell’amministrazione della Fabbrica, della Congregazione dei fabbricieri, i Libri delle vendite, gli Inventari della bottega , che esisteva presso il santuario, generalmente conosciuta come bottega delle corone, dove si vendevano rosari, agnus, ceri, libretti di preghiere e di devozione, canzoncine sacre, etc. Gli agnus era fatti o forniti dagli stessi francescani del convento della Madonna delle Grazie di Varallo, come confermato nei primi anni del XVII secolo. Probabilmente doveva anche esistere una specie di forma di pegno, per cui la povera gente offriva le sue cose, spesso anche usate: grembiuli, camiciole, vestiti da bambini, fasce, pezze di stoffa, bindelle, cucchiai, giubbe più o meno usate, fazzoletti, etc., e magari, ma pochi, qualche oggetto in argento, oppure in oro, come orecchini, collane, anelli.
Rileggere, schedare e studiare questi documenti significa ricostruire nel tempo il senso, le modalità, e le variazioni delle offerte, ma anche, per così dire il consumo delle devozioni che al Sacro Monte e, soprattutto al suo santuario, si svolgeva. Interessante, ad esempio, l’acquisto delle plancie o delle stampe e immagini del Sacro Monte, del santuario e dello Scurolo, oppure quello dei libri. Ad esempio, lungo tutto il XIX secolo si ha una costante vendita del libro di Gaudenzio Bordiga, Storia e guida del Sacro Monte di Varallo, Varallo 1830, promosso, peraltro, dalla fabbriceria, solo momentaneamente superata dalla Guida divota e popolare del Sacro Monte di Varallo con relative incisioni , stampata a Vercelli da Francesco Guidetti, nel 1881. Qualche diffusione ebbero anche le due pubblicazioni relative alla solenne incoronazione del simulacro della Madonna nell’agosto del 1857, uscite nel 1858, sia le disposizioni, le circolari, i programmi vari, sia, soprattutto, le iscrizioni , i versi scritti per l’occasione e la raccolta delle omelie tenute da molti vescovi piemontesi e liguri. Tra le plancie, impronti e stampe , si vendevano la Pianta dell’insigne Santuario di Varallo, di Giuseppe Marchini del 1816, le stampe del Sacro Monte con la città di Varallo, le immagini dell’interno della basilica e dello scurolo dei fratelli Benedetto e Gaudenzio Bordiga dei primi anni del XIX secolo o del 1826 e del 1830, la stampa di Giacomo Geniani , dello stesso periodo.
Vi erano, poi, gli ex voto anatomici e le semplici attestazioni di grazia ricevuta con un cuore di latta, o, più raramente, di argento, un ricamo, un’ immagine sacra.
I voti erano disseminati sulle mura del santuario, nello scurolo e all’interno delle stesse cappelle. La fabbrica, ogni tanto, procedeva all’inventariazione e alla vendita, soprattutto per gli oggetti da cui si poteva ricavare un qualche provento economico. A metà del sec. XIX , quando si fece la grande cerimonia dell’incoronazione della Madonna dormiente, la basilica fu ripulità dell’immensa congerie di tavolette e di ex voti che ne ricoprivano le pareti. Andarono disperse molte testimonianze. Alcune giunsero alla Pinacoteca di Varallo (almeno dieci tavolette tutte del XVI secolo, secondo quanto attesta G. Arienta nel 1902); altre andarono distrutte; altre si trovano oggi in case private, mentre quelle qui raccontate e riprodotte, collocate, ora, sulle pareti dello scurolo, sono un suggestivo esempio di ciò che c’era, che c’è e che ci sarà di rendimento di grazie.
Le testimoninaze più antiche sono il ritratto di Charles d’Amboise, dipinto da Bernardino de Conti nel 1504 /1505, forse portato dallo stesso luogotenente del re di Francia nel ducato di Milano, durante la sua visita al Sacro Monte del 1505, e il bellissimo cosiddetto ex voto di Franciscus Varedo del 1508 , conservati entrambi in Piancoteca. L’offerta del proprio ritratto aveva lo stesso significato di chi, magari anche perché non poteva ricorrere a un pittore per la propria immagine, graffiva il suo nome sui muri con la data della presenza sul monte, scritte che i vescovi della Controriforma condannavano aspramente. Oggi, o nei secoli più recenti, sono le fotografie a testimoniare la dedicazione di sè al santo, alla Vergine, al santuario, a suggellare una continua presenza in esso, di cui abbiamo una straordinaria testimonianza in Valsesia nel santuario della Madonna Ausiliatrice di Roncaglio, presso Locarno Sesia.
Alla metà del XIX secolo il padre Natale De Gaudenzi, impegnato a ricostruire le testimonianze storiche del culto e della devozione a Bernardino Caimi per la promozione della causa di beatificazione, rintracciava nel Santuario quattro tavolette molto antiche, che sottoponeva all’esame di don Pietro Calderini , allora direttore e professore delle scuole tecniche di Varallo. Questi rispondeva il 28 febbraio 1869. Il noto sacerdote valsesiano datava gli ex voto alla prima metà del secolo XVI e individuava, nelle figure di frati rappresentati in alcune di essi, l’immagine di Bernardino Caimi, a volte con aureola, e di Candido Ranzo. Probabilmente i risultati dell’analisi era orientati dalla necessità di trovare testimonianze molto antiche di riconosciuta santità, anche solo a livello popolare, del francescano, promotore del Sacro Monte.
Ma, in realtà, già dal 1515 il suo teschio era esposto alla venerazione dei fedeli nei pressi del Santo Sepolcro, e il 4 ottobre 1664 la Congregazione dei fabbricieri, guidata da Pietro Antonio Mattazolio, ordinava di far riparare la stanza dove aveva abitato Bernardino Caimi, nell’eremitorio sul monte , presso il Santo Sepolcro, «per tenerla per l’avenire in veneratione», come già si faceva per il letto e la camera di S. Carlo. Il Caimi era anche celebrato con una sua festa, oggi ripresa, espressione del culto che al francescano si rivolgeva nella sua qualità di promotore e di fondatore di quel sacro luogo, dove nella chiesa della Madonna Assunta era avvenuto, nel 1498, il miracolo della guarigione da paralisi di “Madona Agnesa”, sorella di Bergonzo Botta, chiesa che, nel 1587, il francescano Francesco Gonzaga definiva un luogo molto caro ai fedeli come dimostravano i molti voti in essa appesi.
Nel Santo Sepolcro, il 29 maggio 1671, ci fu la liberazione del «ballarino» da un suo annoso male di epilessia o di moto perpetuo. Il santuario, poi, era noto per l’esercizio degli esorcismi e la liberazione degli indemoniati. Ad esempio, nel 1587, Francesco Gonzaga ricordava che nell’ingresso porticato della cappella nona del secondo sogno di San Giuseppe , il 25 aprile del 1585 , era stata liberata una donna posseduta dal demonio.
Un inventario dei beni mobili del Sacro Monte del 1589 registra vari quadretti con immagini sacre, ritratti, molti ex voto anatomici, stampelle e altre protesi, tavolette votive con dipinti malati che invocano la Madonna.
In tali ex voto, episodi di comune povertà e disgrazia, dalla malattia, all’assalto dei ladri, all’agguato di banditi e malviventi, ai colpi di fucile, all’ invasione dei lupi, agli incidenti sul lavoro, alle incresciosità della natura, alle cadute dai monti, alle valanghe, ai fulmini in terra di Valsesia, così a volte ardua e impervia, agli incidenti quotidiani , alla ricerca del concepimento, dell’assistenza nel corso della gravidanza e del parto, alla necessità da parte delle donne di avere il latte al seno per i propri figli, viene, soprattutto, invocata la Madonna delle Grazie , cioè la Vergine con il bambino in grembo, come era nella primitiva cappella del convento dei Francescani di Varallo.
A volte può comparire il santo che ha lo stesso nome del graziato; solo successivamente viene dipinta la figura dell’ Assunta e, ancora dopo, l’immagine dell’urna con la Madonna dormiente, soprattutto quando la vicenda del culto e della pietà al Sacro Monte di Varallo si incentrò sempre più sul santuario, sulla Vergine Assunta, sulla Madonna, figura della Chiesa e corredentrice col Cristo, nei secoli XIX e XX, quando ci fu il maggiore rilancio di tale devozione, con complessi significati teologici, ecclesiastici, devozionali e anche politici. Non mancano le immagini dell’ Immacolata , che tavolta l’ignoto pittore deriva da modelli illustri , come l’Immacolata del pittore Marazzone, tela esistente nella chiesa parrocchiale di Oleggio, richiamata nell’ex voto dell’assalto e delle fucilate ad alcuni uomini a cavallo.
Si diceva di un’ indistinta società del ex voto e della protezione divina. Anche Carlo Emanule I visitò il monte nel 1583, dopo una malattia, e nel 1595; nel 1587, insieme con la moglie, l’infanta Caterina, portò come ex-voto un ‘immagine della Sacra Sindone e la duchessa , “ una testa d’argento”, forse il suo ritratto. Così Cesare Maggi, morto nel 1568, che sceglierà a suo sepolcro un sacello lungo la salita del monte, aveva donato un prezioso calice e, scrive Francesco Gonzaga, una reliquia della colonna della flagellazione.
Molto nota è la tela conservata a Campertogno che raffigura la processione della locale comunità al Sacro Monte, guidata dal parroco Francesco Poletti nel 1630, per invocare l’aiuto e la misericordia divina contro la peste. Quivi le immagini della Vergine, di S. Rocco, di S. Giacomo, intercedenti presso il Cristo, raccolgono nelle mani e fermano tra le nubi le frecce lanciate dal Risorto , adirato per i peccati dell’umanità, contro la quale scaglia il castigo divino della peste, mentre le anime purganti innalzano a Dio le loro preci, esse pure, in un qualche modo, associate ai divini patroni dei campertognesi, espressione di quella comunione dei santi propria della chiesa del villaggio .
Come questa immagine, di grande verità documentaria è l’ex voto, qui narrato, del 1635 del prete Carlo Bernardino Baldo, disarcionato da cavallo, o del tradimento nell’osteria del Sacro Monte di Carlo Antonio Gozano, del 1742, che in anni precedenti, nel 1718 e nel 1722, era stato assistente alla Fabbrica del Sacro Monte, rendendo i conti ai fabbricieri . La bella tela è di Giovanni Antonio Orgiazzi il vecchio, di Varallo.
I due ex voto sono conservati nello scurolo della Madonna dormiente con le altre testimonianze qui descritte, dove non manca la presenza della grande storia.
Si tratta della guerra franco-prussiana, nel 1806-1807, con il capitano Alfonso Barbavavara, della prima e della seconda guerra mondiale. A partire dalla seconda metà del XX secolo è l’automobile a minacciare pericoli e disgrazie. Gli incidenti con la foto della macchina disastrata o del sinistro non hanno nulla della testimonianza legale; sono la dimostrazione dell’eccezionalità della protezione divina.
Sarà, poi, un estroso scrittore e artista inglese, Samuel Butler, a cogliere l’ autentica anima popolare del Sacro Monte di Varallo, alla faccia di molti suoi conterranei del grand –tour, poco benevoli nei confronti delle immagini delle cappelle valsesiane. Da esse ne riesce attratto, scrivendo un libro del 1888 ( ed.italiana 1894) dal significativo titolo Ex voto, non solo uno studio storico –artistico, attento agli aspetti più ingenui e immediati dell’arte di Varallo e di Crea, ma quasi omaggio di grazie per quel toccamento interiore, dell’animo e della mente, che l’artista aveva subito col fascino del Sacro Monte.
Ma non è solo il santuario e la devozione alla Vergine a raccogliere la pietà, la fede e l’accorata devozione dei fedeli. Anche le cappelle erano destinate ad un singolare culto e alla richiesta devota, soprattuto verso alcune loro statue. Per Giovanni Battista Fassola nella sua storia del Sacro Monte La nuova Gerusalemme, del 1671, ogni cappella aveva specifiche prerogative terapeutiche del corpo e dell’anima, che venivano minutamente indicate. In realtà, attraverso i libri di fabbriceria si vede che alle cappelle della Annunciazione specie per i parti e le donne, dell’Ecce Homo, alla scala santa, al Santo Sepolcro, al Monte Calvario, allo scurolo e alla Vergine dormiente, erano destinati voti, donazioni, elemosine particolari, l’olio e la cera per l’illuminazione.
L’iniziativa intelligente e sensibile della pubblicazione di questa significativa rassegna e il racconto cordiale, che di ogni ex voto viene qui fatto, ci offre una singolare, suggestiva e necessaria apertura sul mondo « popolare » dei Sacri Monti, e sul loro essere, in fin dei conti, santuari d’ intensa attrazione di gente comune e di fedeli, dove la preghiera del salmista si confonde con gli occhi, i sentimenti, i bisogni di ogni cuore, che, pur sempre, nella vita che passa e che rimane uguale a se stessa, nelle grandi calamità e disordini , nel fuoco della storia o nell’ ombra quotidiana dell’esistere, si affida al divino , chiede aiuto, ha bisogno di protezione, coglie, insomma, la necesità di affidarsi alla fiamma di una fede e di una speranza, che ritorna nei secoli.
Le disgrazie, che qui si vedono, dalle guerre ben note, al terremoto di Reggio Calabria del 1908, al disastro ferroviario di Roccapietra dell’ 8 giugno 1908 con cinque morti e vari feriti, sono memorie appese negli annali della storia dell’uomo e del suo bisogno di Dio, oggi ancora, in questo tempo che sembra assalito dall’onnipotenza tecnologica, bisognosa di un conforto, di dire una parola, sommessa e sottovoce, di confessare una pena o una letizia dell’animo , offrendo memoria perenne di sè nella penombra assopita, dove la Vergine dorme a custodire le stagioni che vanno.
Ci rimane negli occhi, quell’ adolescente, inginocchiata a mani giunte, coi gomiti appoggiati ad una sedia, in un interno, non si sa se domestico, di assorta solitudine, forse a pregare, forse ad attendere , forse a sentire un dolore, senza parole, neppure le sue iniziali; manca l’immagine del divino. L’opera, dei primi anni del Novecento, è di Osvaldo Bignami ( 1856 – 1936), autore eclettico e accademico, a volte neo -gotico, originario di Lodi, di buon pregio.
Questo forse ancora il nostro possibile ex voto oggi, al sacro monte di Varallo, in questi giorni senza disperazione, e senza commozione.
Varie tavolette ricordano assalti, violenze, spari con armi da fuoco, guerre, ma non un ex voto ci fu per i colpi esplosi, nel 1944, tra le colonne dei portici della piazza maggiore del santuario durante la guerra civile, che vide coinvolto anche il Sacro Monte di Varallo. Presso il santuario avevano trovato rifugio ebrei, sfollati, altri: esso, pure, non fu illeso dalle mani della storia; non ci furono morti; ma il luogo sembrava sconsacrato. La Vergine, chiusa nel suo scurolo, avvertiva la tragedia, ma quel monte sembrava non essere più il luogo di Dio; invece, quello di una storia troppo violenta e fratricida.
«Ho invocato Dio con la mia voce e lui mi ha esaudito dal suo santo monte»: così scrive sul suo ex voto, del 1864, Giovanni Servente da Scopello /Scopetta, ritratto indicando le anime purganti, perché, in Valsesia e altrove, i legami molto forti con i propri morti non sono solo fatti di memoria, ma di aiuto, di assistenza e di continua presenza.
La richiesta del salmista e del devoto è un parola anche per noi, forse una preghiera, che attraversa i secoli, perché voce umana, collocata nel cuore di Dio.
Pier Giorgio Longo
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