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Sacro Monte di Varallo
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Cappella 7- Adorazione dei pastori
I pastori che vegliavano i greggi sui colli di Betlemme sono invitati da un Angelo a rendere omaggio a Gesù.
Accorrono festanti, offrendo i loro doni al neonato Messia.


Costruita alla fine del sec. XV, sotto la guida di fra Bernardino Caìmi.
Statue di Gaudenzio Ferrari (1513-15)





LA CAPPELLA DELL’ADORAZIONE DEI PASTORI.

Ripetutamente trattando delle due cappelle dei Magi e della Natività abbiamo dovuto accennare anche all'Adorazione dei Pastori, situata nella stessa Grotta di Betlemme, nel piccolo vano sulla destra, posto ad un livello lievemente più basso, presso la scala che sale verso la cappella della Circoncisione.

Abbiamo allora ricordato che la Grotta è una replica perfetta, sia per forma, che per dimensioni, che per orientamento, e per particolari (come constatò per primo P. Angelo Trovati, nel 1963) di quella di Betlemme in cui nacque Gesù. Uniche, vere. ma del tutto secondarie differenze, il piccolo parapetto tra la Grotta ed il vano dell'Adorazione dei Pastori e la colonnina più a destra, contraddistinta da una decorazione a spirale che si sviluppa in senso inverso rispetto a quella di Betlemme, ritenuta erroneamente dall'Arienta nel 1899 come un elemento architettonico recuperato da un più antico edificio insieme all'altra colonna posta vicino alla scala.

Si è pure detto che la cappella non essendo ancora citata nel celebre atto di donazione da parte dei cittadini varallesi al P. Caimi del 14 aprile 1493. in cui compaiono soltanto il Santo Sepolcro, la cappella dell'Ascensione e la cappella "subtus crucem", si deve ritenere che sia stata eretta in un momento immediatamente successivo, sotto l'attenta e scrupolosa direzione dello stesso Calmi che si era prefisso, al ritorno dai Luoghi Santi, di ricostruire sul "super parietem" varallese, con la massima fedeltà possibile, i più celebri santuari di Terra Santa. Data dunque la perfetta rispondenza con la Grotta palestinese, quella di Varallo doveva essere ormai del tutto completata quando il P. Caimi mori nel 1499.

Ma a Betlemme il piccolo vano sulla destra è da sempre dedicato all'Adorazione dei Magi, e così dovette essere in origine anche al Sacro Monte.

Solo che poco dopo la morte del fondatore, smarrita ben presto dai continuatori della grande impresa, che evidentemente non erano stati in Palestina, qualsiasi riferimento diretto ai santuari di Terra Santa, dovette sembrare troppo umile quel piccolo ed oscuro vano sotterraneo sulla destra della Grotta della Natività per celebrare degnamente l'episodio dell'Epifania, rappresentato sempre con particolare solennità nell'arte del Quattrocento.

E cosi anteposta alla Grotta una prima raffigurazione provvisoria "Con li tre magi fuor qua per entrare", già nel 1513 troviamo (come ci informa la prima guida del Sacro Monte, pubblicata a Milano nel marzo del 1514) che l'umile ambiente dell'originaria cappella dei Magi, fatto ad imitazione di quello di Betlemme, è già stato riadoperato, con assoluta libertà, certo per la suggestiva regia di Gaudenzio, per l'Adorazione dei Pastori.

Tutto fa pensare che la trasformazione fosse iniziata da poco, perchè essa sembra risultare ancora in atto. Infatti la scena appare incompleta, essendo costituita soltanto dal bue e dall'asinello, come chiaramente dicono i versi della guida: " Acanto (alla Natività) il buone e l’humile Asinelo Dentro al monte a quello somigliato".

Le due statue sono ancora di legno; le successive saranno poi di terracotta. Dunque in questa cappella si verifica il passaggio dalla prima fase della scultura: quella in legno, o in legno e stoffa, alla successiva, che diventerà poi quella tipica del Sacro Monte e di tutti gli altri successivi Sacri Monti, in terracotta; e questo appunto per opera di Gaudenzio a cui si devono indubbiamente anche le due suggestive e miti figure degli animali.

La paternità gaudenziana per le dodici statue di questa cappella è infatti sempre stata riconosciuta, però con qualche lieve oscillazione.

Già le guide del 1566 e 1570 assegnavano a Gaudenzio "tutte le figure di rilievo, e particolarmente il puttino ed i pastori".

Ma nel 1671 il Fassola ne limita l'autografia solo alle "principali", senza meglio specificarle; il Torrotti invece le assegna tutte indistintamente a Gaudenzio. Segue però il Fassola la maggior parte dei compilatori di guide del secolo XVII.

Nell'Ottocento e nel nostro secolo si scende talora ad una più particolareggiata distinzione che varia tuttavia molto spesso da autore ad autore. Così la guida del 1829 assegna al Ferrari i pastori, quella del 1891 gli riconosce la Madonna ed il pastore che guarda estatico, quella recente del P. Trovati dà, non so su che basi, gli angioletti musicanti a Fermo Stella. Così pure tra gli studiosi vi è incertezza.

II Mallè infatti avanza delle riserve per la statua di S. Giuseppe. che pensa eseguita forse so
lo su disegno di Gaudenzio, mentre la Brizio limita la paternità gaudenziana alla Madonna ed al Bambino.

Il Testori al contrario riconosce in tutto il complesso l'alta poesia gaudenziana. Ed in verità, salvo un ovvio aiuto puramente subordinato di garzoni ed allievi, l'unità corale dell'opera, il clima straordinariamente suggestivo, il calore umano umile e schietto dei protagonisti creano una così rara potenza emotiva ed evocativa da non far dubitare della sua unitaria paternità gaudenziana.

Quando dunque il maestro scolpiva il bue e l'asino, esemplari veramente unici in tutto il Cinquecento italiano, già aveva eseguito in legno e stoffa le due statue dell'Annunciazione, quella della Maddalena presso il Santo Sepolcro e molto probabilmente varie altre tra cui il Cristo deposto nel Sepolcro, e forse, come sua primissima prova sul Sacro Monte stesso, quelle tanto suggestive dell'Ultima Cena.

Non è poi concepibile che le due figure del bue e dell'asino potessero rimanere sole per lungo tempo nella Grotta; bisogna quindi ritenere che l'esecuzione delle altre statue dell'Adorazione dei Pastori sia avvenuta non molto dopo.

Per questo è logico pensare che esse siano le prime prove di Gaudenzio plasticatore, le sue prime opere in terracotta, e perciò di poco successive alla data della più antica guida del Sacro Monte (1514), e con ogni probabilità anteriori allo stesso gruppo della Nascita, pur esso non ancora esistente nel marzo del 14, sebbene il Mallè abbia creduto di poter datare la Madonna non oltre il 1505 ed il gruppo degli Angioletti attorno al 10, posticipando fino al 17-18 le altre figure.

Uno spostamento ancor più avanti, addirittura tra il 20 ed il 26 è stato operato dal Testori che ha scritto le pagine più belle che mai siano state dedicate a questa cappella, mentre il Viale più moderatamente circoscrive l'esecuzione tra il 1514 ed il 17.

La datazione più certa dunque mi pare quella del 1513 circa per i due animali e del 1514-15, e però dopo per tutte le altre figure. Anche la naturalezza la spontaneità ingenua, la modellazione semplice, quasi elementare, ma tanto efficace, per grandi masse delicatamente tornite, fanno appunto pensare ad una data piuttosto precoce, prima che le forme si facciano più ricche, elaborate, complesse e ridondanti nei ritmi delle pieghe quasi ammatassate dei panneggi. Tutto qui è dominato da un incanto, da una sincerità struggente e palpitante di gesti commossi, colti dal vivo, di sguardi attoniti di fronte al compiersi di un grande mistero.

È qui l'anima di tutta l'umile gente valsesiana; sono i pastori appena scesi dagli alpeggi attorno a Varallo con le loro povere cose, con le loro umili vesti lanose che qui si rivelano in tutta la loro più schietta umanità nel rivivere l'intima gioia del Presepe.

Nè meno trepida e palpitante nel suo gesto improvviso è la figura della Madonna, che, come si è detto, il Mallè aveva creduto di poter datare addirittura non oltre il 1505 non accorgendosi che non era ancora ricordata nella guida del 1514.

Essa è così simile, vera sorella gemella, nel volto e nelle mani, nell'espressione e nel modellato alla statua lignea della Maddalena presso il Santo Sepolcro, da venir a riconfermare con piena evidenza il passaggio da poco, anzi appena avvenuto, in Gaudenzio dalla scultura lignea alla terracotta, e quindi un'esecuzione immediatamente successiva alla pubblicazione della guida del 1514.

Il gesto però così caratteristico ed inconsueto della Vergine di volgersi verso i riguardanti (nè Gaudenzio poteva disporla con lo stesso atteggiamento chino e devoto rivolto verso il Bambino, che avrebbe dovuto poco dopo darle nella vicina nicchia della Natività per evitare una ripetizione) originò una leggenda narrata dal Fassola, sempre alla ricerca di fatti miracolosi e di avvenimenti straordinari per stupire l'ingenuo visitatore, ripetuta poi anche dal Torrotti e da altri.

La statua dunque avrebbe dovuto in origine essere volta verso il Bambino posto nella mangiatoia, ma nel momento in cui senti le campane che cominciavano a suonare per l'elezione al pontificato di papa Innocenzo X (ossia nel 1644) si sarebbe voltata in segno di approvazione verso i pellegrini che visitavano la cappella.

Secondo il Torrotti poi sarebbe stata rimessa nella posizione originaria, ma si sarebbe nuovamente rivolta verso i fedeli. Purtroppo, sia per il Fassola che per il Torriotti, però, già nella xilografia intagliata per la guida del 1611 da Giovanni Teodosio Coriolano, che rappresenta questa cappella, la figura della Vergine presenta lo stesso atteggiamento che ha tuttora.

Completa l'intensa ed esaltante scena statuaria, su cui si concentra tutto il peso dell'azione, mancando nella cappella la presenza degli affreschi, il piccolo gruppo dei quattro vivaci angioletti svolazzanti e musicanti in semicerchio sulla parete di destra al di sopra della mangiatoia e del nastro con la scritta «Gloria in excelsis Deo et in terra pax».

Tra essi (due purtroppo furono rubati nel marzo dell'82), spicca quello che suona un piccolo violino in legno, modellino di particolare interesse per la storia degli antichi strumenti musicali e per la conoscenza di Gaudenzio musico. Egli venne infatti celebrato dal Lomazzo nel 1590 oltre che come pittore, plasticatore, architetto, ottico, filosofo naturale e poeta, anche quale "sonator di lira e di liuto".

Di epoca posteriore, molto probabilmente del Seicento, di autore ignoto e di esecuzione più pesante sono gli altri vari gruppi di angioletti svolazzanti e suonanti tra nubi intagliati in legno ed applicati qua e là sulle pareti. Secondo I'Arienta sarebbero invece del Cinquecento. ma della fine del secolo. Egli suppone poi, senza darne tuttavia la ragione, che possano provenire dalla Chiesa Vecchia. demolita tra il 1771 ed il 73 per far posto alla Casa degli Esercizi (attuale Casa del Pellegrino).

Pregevole arredo del secolo XVI è in fine la piccola lampada ad olio che pende dalla volta.
Purtroppo l'incursione ladresca di cui si è fatto cenno, ha depauperato la cappella dell'angelo di sinistra che reggeva il nastro con la scritta e di due di quelli gaudenziani con strumenti musicali.



   
 


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