Il corpo straziato del Divino Martire,
Gesù viene deposto in grembo di Maria, sua Madre.
Costruita alla fine del sec. XV, sotto la guida di
Fra Bernardino Caìmi.
Rappresentava allora la 'spogliazione delle vesti'
ed a questo oggetto si richiamano gli affreschi.
Inseguito fu destinata alla 'Pietà'.
Statue e affreschi di Giovanni d'Enrico (1635 circa).
Affreschi di Gaudenzio Ferrari verso il 1510.
Le
varie ipotesi sull’origine della costruzione
(di Casimiro Debiaggi)
Nei miei studi risalenti al 1975,76, 78 e 95, comparsi
sul Bollettino Storico della Provincia di Novara,
trattando della cappella "existente
subtus crucem", avevo istintivamente
ritenuto, come cosa ovvia, che l’edificio citato
nell’atto di donazione del 14
aprile 1493 fosse unicamente costituito dall’attuale
cappella della Pietà, e che solo in seguito,
poco più di dieci anni dopo, attorno al 1505,
gli fosse stato addossato sul lato destro, quello
di ponente, l’attuale vano del Cristo avvolto
nella sindone, e che per tale ragione, per dare spazio
alla struttura absidata che lo contraddistingue, fosse
stata sfondata la parete originaria di destra e fosse
stata sostituita da quella attuale, eretta diagonalmente,
e subito dopo affrescata da Gaudenzio Ferrari.
Era quasi un’idea spontanea, non frutto di ragionamenti,
che neppure avevo pensato di fissare per iscritto.
Recentemente il Villata (nel 2005) pensa che l’intero edificio odierno
già esistesse nel 1493 e che "solo
in un secondo momento, tramite l’erezione di
una parete tramezzata, l’ambiente venne diviso
in due". E’scontato che
nel 1493 l’edificio
era costituito da un solo vano, non da due come in
seguito; lo afferma in modo esplicito il testo stesso
dell’atto di donazione usando il singolare "cappella
existente".
S i trattava dunque di tutta la costruzione attuale,
come pensa il Villata? Era solamente il sacello dell’odierna
Pietà,come ritenevo io, oppure quello del Cristo
deposto nella sindone?
Solo la lettura, l’analisi attenta,per quanto
possibile, delle strutture murarie potrebbe fornirci
degli strumenti per chiarire la situazione in modo
definitivo. Ma purtroppo vari piccoli ritocchi apportati
lungo i secoli e soprattutto l’originario rivestimento
ad intonaco delle pareti esterne ed i due cicli pittorici
interni di ambedue i sacelli non permettono un’indagine
approfondita ed esauriente. Bisogna quindi affidarsi
quasi esclusivamente allo schema planimetrico ed alle
strutture delle volte per tentare di chiarire la situazione
originaria.
L’insieme architettonico lascia estremamente
perplessi per la sua evidente mancanza di un elementare
rigore strutturale che non ha riscontro in nessun’altra
cappella del Sacro Monte.
Ciò vale tanto per l’esterno
quanto per l’interno. E’ del tutto anomala
la planimetria irregolare ed indefinibile: non è
quadrata, né rigorosamente rettangolare, né
pentagonale; suggerisce piuttosto un impianto vagamente
ad L.
Si direbbe che la costruzione sia sorta un po’
caoticamente, come un umilissimo edificio rustico,
senza un vero progetto, senza un disegno di base,
adattando le pareti perimetrali alla conformazione
della roccia sulla quale posa direttamente parte dell’edificio,
e stupisce che abbia potuto venir costruita originariamente
così, priva di un’elementare coerenza.
Anche le poche planimetrie dei secoli passati non
possono essere di aiuto determinante. Quelle dell’Alessi
nel "Libro dei
Misteri" sono ad evidenza schematiche
ed imprecise. Più attenta e puntuale è
quella dell’architetto
Massone, del 1772, in cui è
nettamente segnata la parete diagonale divisoria tra
le due cappelle, che termina contro uno dei due muri
che costituiscono il lato verso mezzogiorno dell’
edificio.
I due ambienti si scontrano: uno con andamento da
nord a sud (Pietà), l’altro da ovest
ad est (Gesù avvolto nella sindone). E’
il lato sud , volto verso Varallo, quello che può
forse dar adito ad un’ipotesi di soluzione.
Non si tratta infatti, come è stato appena
accennato, di una parete unitaria, rettilinea, ma
con un’ evidente piega circa a metà,
creando due lati leggermente divergenti allo spigolo
centrale, corrispondenti in gran parte, ma non esattamente,
l’uno alla parete di fondo della Pietà,
l’altro al lato destro della cappella di Gesù
avvolto nella sindone.
Questa situazione mi induce a pensare ad un possibile
punto di saldatura tra due strutture sorte in momenti
diversi e con diverse esigenze. Risulterebbe
infatti inspiegabile una parete con
andamento non rettilineo (e non certo per fini estetici
come nell’età barocca) in una struttura
sorta in un unico momento.
E’ difficile pensare che tutto l’edificio
sia stato eretto originariamente come si presenta
oggi nella parte tergale e con una planimetria così
irregolare con lati e pareti tutte disuguali. Ciò
mi porta dunque a ritenere che il complesso edilizio
così anomalo, comprendente le due attuali cappelle
della Pietà e
di Gesù deposto nella sindone,
sia l’evidente risultato dell’aggiunta
di uno dei due sacelli
all’altare, e ciò tra il 1493, quando
l’atto notarile specifica trattarsi di una sola
cappella, quella "esistente subtus crucem",
ed il 1505-06 circa (come ritiene il Villata), quando
nel vano ad est Gaudenzio creerà la scena con
statue ed affreschi della Spogliazione
delle vesti (oggi Pietà), mentre
in quella ad ovest vi sarà il gruppo ligneo
della Pietra dell’unzione. In tal caso, quale
delle due strutture è quella anteriore al 14
aprile 1493?. Quale è la vera "cappella
existente subtus crucem" citata
dal notaio?
Come già detto, in passato avevo ritenuto fosse
l’attuale cappella della Pietà; ma ora
mi si affacciano molti dubbi al riguardo, mentre mi
pare esistano dei motivi, sia documentari che architettonici,
per poter pensare invece all’altra.
Le strutture del vano, pressoché quadrangolare
della prima, con tutti i lati diseguali tra loro,
con gli angoli non retti e di conseguenza con le quattro
pareti non parallele a due tra loro, delimitano un
ambiente quasi romboidale nella sua irregolarità,
che sembra per nulla convincere sia sorto volutamente
così. E’ un fatto a prima vista inspiegabile.
Viene da pensare ad una costruzione affrettata, con
l’unico scopo di creare rapidamente uno spazio
per situarvi uno dei vari misteri del Sacro Monte;
e ciò poi in netta contrapposizione all’altro
ambiente, di Gesù avvolto nella sindone, simmetrico
e dotato di una struttura absidata, impegnativa dal
punto di vista costruttivo. Non pare quindi che la
cappella dell’ attuale Pietà sia sorta
così secondo un piano ben definito.
Vari altri sono i motivi che sembrano metterlo in
dubbio:
1°) l’angustia del vano, quasi uno spazio
sacrificato, di fortuna , un espediente, una soluzione
di ripiego, ricavato a fatica tra la scalea di diciotto
scalini che sale al Golgota verso oriente e la cappella
absidata del Gesù deposto nella sindone ad
occidente;
2°) il problema della parete destra diagonale
(perché non perpendicolare al lato di facciata?
Volutamente o per ripiego?). Il motivo è l’esser
stata accostata tangente alla parete sinistra dell’
abside dell’ altra cappella ( in tal caso preesistente),
o è stata una soluzione voluta per convogliare
il
cammino, per sottolineare la direzione del gruppo
statuario della Spogliazione delle vesti verso il
Calvario? Ma in ambedue i casi ovviamente attorno
al 1505 e non nel 1493;
3°) Bisogna poi considerare che il gruppo ligneo
della Pietra dell’unzione non avrebbe potuto
trovare spazio sufficiente in un vano così
sacrificato e sbilenco, per cui verrebbe da escludere
che originariamente fosse stato lì situato,
a meno che la parete sghemba sia stata eretta attorno
al 1505 in sostituzione di una precedente, posta più
ad ovest e perpendicolare a quella di facciata, per
permettere la costruzione dell’attuale cappella
di Gesù deposto nel lenzuolo con la sua struttura
absidale, come riteneva un tempo. In tal caso troverebbe
giustificazione la volta che oggi appare tagliata
dalla parete diagonale.
Ma quale ragione vi poteva essere per sfondare con
l’abside la parate originaria, essendoci spazio
anteriormente, verso ovest per sviluppare l’aula
di Gesù avvolto nella sindone, nella zona ove
venne eretto il piccolo portico di collegamento col
Santo Sepolcro.
Bastava erigere la cappella neppure un metro più
avanti in quella direzione. Si tratta, come si vede,
di varie supposizioni,che possono però portare
verso direzioni nuove, ad ipotesi di soluzioni finora
impensate e forse anche sorprendenti per la situazione
della "cappella
esistente subtus crucem" all’origine
del Sacro Monte.
Passiamo ora a considerare la seconda
cappella: quella di Gesù deposto nella sindone
(N.41).
Esistono anche qui dei pro e dei contro sull'anteriorità
di questa struttura muraria rispetto a quella dell'attuale
Pietà. Innanzitutto l'espressione usata dal
notaio nell'atto del 14 aprile 1493 "cappella
existente subtus crucem" in forma
così generica, lascia adito a varie interpretazioni.
Essa rivela, sia che fosse l'attuale Pietà,
sia che fosse quella di Gesù avvolto nella
sindone),
o che la cappella era ancora vuota, priva della scena
figurata che potesse contraddistinguerla in modo inequivocabile,
e quindi senza una propria intitolazione con cui definirla,
o che l'intitolazione di Pietra dell'unzione apparisse
talmente nuovo ed inusuale, tanto per il notaio che
per i donatori, che per maggior chiarezza venne definita
secondo la sua collocazione topografica "subtus
crucem".
Ma è soprattutto il termine "existente" su cui mi pare si debba riflettere,
perché fa pensare ad una sua probabile preesistenza
rispetto all'origine dello stesso Sacro Monte. II
notaio non lo usa, né per il Santo Sepolcro,
né per il confinante eremitorio, né
per la cappella dell'Ascensione,tutti edifici appena
eretti,ma solo per questa. Può infatti esser
interpretato come se si trattasse di una cappella
che già da tempo, ab immemorabili, esisteva
poco sotto il punto in cui venne collocata la croce
di fondazione della Nuova
Gerusalemme, proprio per differenziarla
dalle altre recenti costruzioni sacre.
Se invece di "existente" che può
indurre a pensare ad una più remota origine,
ad un edificio noto da sempre ai cittadini di Varallo,
fosse stato scritto "creati", o non vi fosse
stato usato nessuno di questi due termini, non vi
sarebbe nessun indizio oggi.
Un secondo elemento a favore di un'origine
anteriore al sorgere del Sacro Monte è dato
dalla stessa struttura architettonica della cappella
41, nettamente diversa da quella dell'attigua Pietà,
come già si è accennato.
Un edificio contenente il mistero di Gesù avvolto
nella sindone nella sua parte interna è simile
a tanti piccoli oratori medievali, o cappelle "ad
orandum", ornati di affreschi
del tardo Trecento o del Quattrocento, ancora assai
numerosi in valle, o lungo le vecchie strade, o all'interno
di molti centri abitati, o nei pressi di tante piccole
frazioni ed alpeggi, come punti di aggregazione per
la pietà dei fedeli.
Lo schema deriva da quello assai semplice di tante
umili chiesuole di tradizionale impianto ancora romanico,
di cui esempi superstiti sono l'Oratorio
di S. Pietro Martire a Varallo, all'inizio della strada
della Val Mastallone, S.Jacupittu a Cellio.ecc...,
con navatella ricoperta da capriate con tetto a vista
e bassa abside semicircolare. Ma la maggior parte
di questi edifici era priva di navata,
o ne aveva solo un accenno.
Era caratterizzato da un arco d'ingresso, chiuso da
una cancellata lignea sotto un tetto a due spioventi,
poi nell'interno da due brevissime pareti laterali
e subito dopo dalla conca absidale, appena sufficiente
a contenere un piccolo altare, come gli oratori dei SS. Quirico e Giuditta
a Boccioleto, di S. Bernardo a Piè di Rosso
di Ferrate, di S.Caterina a Campertogno,
ecc...
Queste le caratteristiche anche della cappella 41,caso
unico in tutto il Sacro Monte. Ciò porterebbe
dunque a pensare che la dizione "esistente",
usata con scrupoloso, notarile rigore, potesse veramente
riferirsi ad un sacello già da tempo esistente
sul "super parietem", assai prima cioè della fondazione del Sacro
Monte.
Si sarebbe trattato in tal caso di una piccola cappella
per la devozione dei proprietari degli alpeggi, o
delle "baite", sostanzialmente di una modesta
frazione esistente da epoche remote sulla rupe dominante
Varallo.
Li infatti, come da decenni ritengo (e nessuno mi
ha mai smentito) doveva sorgere in epoca preistorica
un castelliere gallico, come tutto induce a pensare,
per la tipica configurazione orografica della terrazza
naturale dell'attuale Nuova Gerusalemme, strategicamente
dominante sulla confluenza dei due corsi d'acqua (Sesia
e Mastallone), per la sua ottimale difendibililà
da ogni lato, anche verso nord.
Ciò è avvalorato dalla presenza della
grande pietra, ritrovata sul Sacro Monte stesso e
collocata sotto il portico del Santo Sepolcro, erroneamente
per secoli creduta la pietra di chiusura del Sepolcro,
ma che in realtà, come potei dimostrare oltre
trent'anni or sono, è un tipico e raro menir,
l'unico forse di tutta la valle, testimonianza inconfutabile
di un preistorico insediamento in loco. Anche l'orientamento
di questo tempietto, rivolto verso oriente, secondo
una remota, diffusissima consuetudine, viene a rafforzare
l'ipotesi di una sua lontana preesistenza rispetto
al Sacro Monte.
La sua collocazione poi si sarebbe adattata benissimo,
essendo esattamente ai piedi del luogo scelto per
il Calvario, ed alla sua sinistra, come a Gerusalemme,
per contenere il mistero della Pietra dell'unzione.
Certo varie possono essere le osservazioni di fronte
ad una così temeraria teoria. Se così
fosse si potrebbe obiettare che l'oratorio avrebbe
già dovuto portare una qualche intitolazione,
una dedicazione a qualche santo o alla Vergine. Ed
allora perché viene nominato genericamente
in forma anonima dal notaio?
Forse però l'intitolazione originaria era stata
soppressa per poterla sostituire ora con quella di
un mistero della passione, cioè quello di Pietra
dell'unzione, e così viene registrato dal notaio,
non più con la denominazione antica, ormai
superata, né ancora con quella nuova, tanto
inusuale per lui e per i donatori varallesi. Non crea
problemi invece il fatto che si trattasse di un edificio
sacro che viene donato al P. Caimi insieme alle altre
cappelle appena erette.
Non apparteneva certo alla diocesi, né alla
parrocchia di Varallo, ma doveva esser proprietà
privata, come accade ancora oggi per la maggior parte
di questi oratori, o di una singola famiglia che possedeva
dei terreni e dei cascinali sul "super
parietem", o della comunità, del
consorzio dei terrieri, proprietari allora dello stesso "super parietem",
tra cui le casate dei maggiorenti varallesi, gli Scarognini in prima fila.
L'unico vero ostacolo, l'unico dubbio
per me è dato dalla testimonianza della planimetria
dell'ingegner Massone del 1772 in cui compare solo
la parete divisoria diagonale tra le due cappelle
attuali e non la curva dell'abside che vi dovrebbe
aderire. Fu una piccola svista (come varie altre di
quella planimetria), ma per noi oggi di particolare
importanza, da parte del Massone? Ma se così
non fosse, a quando allora dovrebbe risalire la costruzione
della piccola abside?
Con molta probabilità tra il 1822 ed il 1826,
quando venne rimosso dalla cappella il gruppo
ligneo del Compianto sul Cristo morto, o della Pietra dell'unzione, oggi in Pinacoteca a Varallo, venne sostituito
da quello di Luigi Marchesi
di Saltrio. Ma pare veramente strano
che la scena sacra possa essere rimasta per oltre
tre secoli in umile ambiente senza un fondale decoroso
e regolare, ma con una parete di fondo sghemba e con
un breve tratto sulla destrala parete sopravanzante
al lato di mezzogiorno della cappella della Pietà,
pur esso sbieco.
Mi pare , tutto sommato, più logico pensare
ad una svista, ad una modesta dimenticanza ell'ingegner
Massone, o di un suo aiutante, nel non aver segnato
la curva dell'abside. Come si può constatare
è tutta una problematica nuova a cui purtroppo
per ora non è possibile dare una risposta certa.
Bisognerebbe poter attuare dei sondaggi mirati ed
accurati per chiarire l'intricata situazione, il dilemma
che ho prospettato, essenzialmente per verificare
la situazione sotto la copertura
del tetto, che potrebbe chiarire vari dubbi, e poi
eseguire dei sondaggi sulle pareti esterne, ma soprattutto
nella conca dell'abside per controllare se vi fossero
dei lacerti di antichi affreschi quattrocenteschi,
scialbati per la nuova destinazione del vano. Sarebbe
la risposta più clamorosa e definitiva. Ma
è soprattutto auspicabile la collaborazione
spassionata di esperti conoscitori delle strutture
architettoniche e dei metodi di costruzione degli
edifici rustici quattrocenteschi nelle nostre aree
montane in particolare.
E' così pure auspicabile la collaborazione
fattiva di appassionati studiosi del Sacro Monte per
trattare con pacatezza e serietà il problema,
piuttosto che sentire in futuro gratuite, saccenti
e sbrigative critiche preconcette da parte di chi
fino ad ora non si era mai prospettato questi dubbi
e questi interrogativi, come purtroppo assai spesso
avviene. (Continua...)
Casimiro Debiaggi
(dal bollettino del Sacro Monte 09-12/2007)
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