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Sacro Monte di Varallo
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Cappella 40 - La pietà

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Iscrizioni: “Cosparso di aromi, fu riposto in un loculo in Egitto
(Genesi 1, 26).


Maria Maddalena e Maria Madre di Giacomo e Salome comprarono degli aromi per andare ad ungere Gesù. (Marco 16, 1 )

La cappella risale all’ultimo decennio del 1400, e rappresentava, ai piedi del Monte Calvario, la scena di Cristo spogliato e avviato al Calvario.

 


L’antico gruppo ligneo del Cristo al Calvario venne trasportato nella cappella della salita al Pretorio ( cappella 32 ).

 

 

 

 

 

Conosciamo la cappella 40
di Casimiro Debiaggi
Il corpo straziato del Divino Martire, Gesù viene deposto in grembo di Maria, sua Madre.


Costruita alla fine del sec. XV, sotto la guida di Fra Bernardino Caìmi.
Rappresentava allora la 'spogliazione delle vesti' ed a questo oggetto si richiamano gli affreschi.
Inseguito fu destinata alla 'Pietà'.
Statue e affreschi di Giovanni d'Enrico (1635 circa).
Affreschi di Gaudenzio Ferrari verso il 1510.

Le varie ipotesi sull’origine della costruzione
(di Casimiro Debiaggi)

 

Nei miei studi risalenti al 1975,76, 78 e 95, comparsi sul Bollettino Storico della Provincia di Novara, trattando della cappella "existente subtus crucem", avevo istintivamente ritenuto, come cosa ovvia, che l’edificio citato nell’atto di donazione del 14 aprile 1493 fosse unicamente costituito dall’attuale cappella della Pietà, e che solo in seguito, poco più di dieci anni dopo, attorno al 1505,
gli fosse stato addossato sul lato destro, quello di ponente, l’attuale vano del Cristo avvolto nella sindone, e che per tale ragione, per dare spazio alla struttura absidata che lo contraddistingue, fosse stata sfondata la parete originaria di destra e fosse stata sostituita da quella attuale, eretta diagonalmente, e subito dopo affrescata da Gaudenzio Ferrari.

Era quasi un’idea spontanea, non frutto di ragionamenti, che neppure avevo pensato di fissare per iscritto. Recentemente il Villata (nel 2005) pensa che l’intero edificio odierno già esistesse nel 1493 e che "solo in un secondo momento, tramite l’erezione di una parete tramezzata, l’ambiente venne diviso in due". E’scontato che nel 1493 l’edificio era costituito da un solo vano, non da due come in seguito; lo afferma in modo esplicito il testo stesso dell’atto di donazione usando il singolare "cappella existente".

S i trattava dunque di tutta la costruzione attuale, come pensa il Villata? Era solamente il sacello dell’odierna Pietà,come ritenevo io, oppure quello del Cristo deposto nella sindone?

Solo la lettura, l’analisi attenta,per quanto possibile, delle strutture murarie potrebbe fornirci degli strumenti per chiarire la situazione in modo definitivo. Ma purtroppo vari piccoli ritocchi apportati lungo i secoli e soprattutto l’originario rivestimento ad intonaco delle pareti esterne ed i due cicli pittorici interni di ambedue i sacelli non permettono un’indagine approfondita ed esauriente. Bisogna quindi affidarsi quasi esclusivamente allo schema planimetrico ed alle strutture delle volte per tentare di chiarire la situazione originaria.

L’insieme architettonico lascia estremamente perplessi per la sua evidente mancanza di un elementare rigore strutturale che non ha riscontro in nessun’altra cappella del Sacro Monte.

Ciò vale tanto per l’esterno quanto per l’interno. E’ del tutto anomala la planimetria irregolare ed indefinibile: non è quadrata, né rigorosamente rettangolare, né pentagonale; suggerisce piuttosto un impianto vagamente ad L.

Si direbbe che la costruzione sia sorta un po’ caoticamente, come un umilissimo edificio rustico, senza un vero progetto, senza un disegno di base, adattando le pareti perimetrali alla conformazione della roccia sulla quale posa direttamente parte dell’edificio, e stupisce che abbia potuto venir costruita originariamente così, priva di un’elementare coerenza.

Anche le poche planimetrie dei secoli passati non possono essere di aiuto determinante. Quelle dell’Alessi nel "Libro dei Misteri" sono ad evidenza schematiche ed imprecise. Più attenta e puntuale è quella dell’architetto Massone, del 1772, in cui è nettamente segnata la parete diagonale divisoria tra le due cappelle, che termina contro uno dei due muri che costituiscono il lato verso mezzogiorno dell’ edificio.

I due ambienti si scontrano: uno con andamento da nord a sud (Pietà), l’altro da ovest ad est (Gesù avvolto nella sindone). E’ il lato sud , volto verso Varallo, quello che può forse dar adito ad un’ipotesi di soluzione. Non si tratta infatti, come è stato appena accennato, di una parete unitaria, rettilinea, ma con un’ evidente piega circa a metà, creando due lati leggermente divergenti allo spigolo centrale, corrispondenti in gran parte, ma non esattamente, l’uno alla parete di fondo della Pietà, l’altro al lato destro della cappella di Gesù avvolto nella sindone.

Questa situazione mi induce a pensare ad un possibile punto di saldatura tra due strutture sorte in momenti diversi e con diverse esigenze. Risulterebbe infatti inspiegabile una parete con andamento non rettilineo (e non certo per fini estetici come nell’età barocca) in una struttura sorta in un unico momento.

E’ difficile pensare che tutto l’edificio sia stato eretto originariamente come si presenta oggi nella parte tergale e con una planimetria così irregolare con lati e pareti tutte disuguali. Ciò mi porta dunque a ritenere che il complesso edilizio così anomalo, comprendente le due attuali cappelle della Pietà e di Gesù deposto nella sindone, sia l’evidente risultato dell’aggiunta di uno dei due sacelli
all’altare, e ciò tra il 1493, quando l’atto notarile specifica trattarsi di una sola cappella, quella "esistente subtus crucem", ed il 1505-06 circa (come ritiene il Villata), quando nel vano ad est Gaudenzio creerà la scena con statue ed affreschi della Spogliazione delle vesti (oggi Pietà), mentre in quella ad ovest vi sarà il gruppo ligneo della Pietra dell’unzione. In tal caso, quale delle due strutture è quella anteriore al 14 aprile 1493?. Quale è la vera "cappella existente subtus crucem" citata dal notaio?

Come già detto, in passato avevo ritenuto fosse l’attuale cappella della Pietà; ma ora mi si affacciano molti dubbi al riguardo, mentre mi pare esistano dei motivi, sia documentari che architettonici, per poter pensare invece all’altra.




Le strutture del vano, pressoché quadrangolare della prima, con tutti i lati diseguali tra loro, con gli angoli non retti e di conseguenza con le quattro pareti non parallele a due tra loro, delimitano un ambiente quasi romboidale nella sua irregolarità, che sembra per nulla convincere sia sorto volutamente così. E’ un fatto a prima vista inspiegabile.

Viene da pensare ad una costruzione affrettata, con l’unico scopo di creare rapidamente uno spazio per situarvi uno dei vari misteri del Sacro Monte; e ciò poi in netta contrapposizione all’altro ambiente, di Gesù avvolto nella sindone, simmetrico e dotato di una struttura absidata, impegnativa dal punto di vista costruttivo. Non pare quindi che la cappella dell’ attuale Pietà sia sorta così secondo un piano ben definito.

Vari altri sono i motivi che sembrano metterlo in dubbio:
1°) l’angustia del vano, quasi uno spazio sacrificato, di fortuna , un espediente, una soluzione di ripiego, ricavato a fatica tra la scalea di diciotto scalini che sale al Golgota verso oriente e la cappella absidata del Gesù deposto nella sindone ad occidente;
2°) il problema della parete destra diagonale (perché non perpendicolare al lato di facciata? Volutamente o per ripiego?). Il motivo è l’esser stata accostata tangente alla parete sinistra dell’ abside dell’ altra cappella ( in tal caso preesistente), o è stata una soluzione voluta per convogliare il
cammino, per sottolineare la direzione del gruppo statuario della Spogliazione delle vesti verso il Calvario? Ma in ambedue i casi ovviamente attorno al 1505 e non nel 1493;
3°) Bisogna poi considerare che il gruppo ligneo della Pietra dell’unzione non avrebbe potuto trovare spazio sufficiente in un vano così sacrificato e sbilenco, per cui verrebbe da escludere che originariamente fosse stato lì situato, a meno che la parete sghemba sia stata eretta attorno al 1505 in sostituzione di una precedente, posta più ad ovest e perpendicolare a quella di facciata, per permettere la costruzione dell’attuale cappella di Gesù deposto nel lenzuolo con la sua struttura absidale, come riteneva un tempo. In tal caso troverebbe giustificazione la volta che oggi appare tagliata dalla parete diagonale.

Ma quale ragione vi poteva essere per sfondare con l’abside la parate originaria, essendoci spazio anteriormente, verso ovest per sviluppare l’aula di Gesù avvolto nella sindone, nella zona ove venne eretto il piccolo portico di collegamento col Santo Sepolcro.

Bastava erigere la cappella neppure un metro più avanti in quella direzione. Si tratta, come si vede, di varie supposizioni,che possono però portare verso direzioni nuove, ad ipotesi di soluzioni finora impensate e forse anche sorprendenti per la situazione della "cappella esistente subtus crucem" all’origine del Sacro Monte.

Passiamo ora a considerare la seconda cappella: quella di Gesù deposto nella sindone (N.41).
Esistono anche qui dei pro e dei contro sull'anteriorità di questa struttura muraria rispetto a quella dell'attuale Pietà. Innanzitutto l'espressione usata dal notaio nell'atto del 14 aprile 1493 "cappella existente subtus crucem" in forma così generica, lascia adito a varie interpretazioni.

Essa rivela, sia che fosse l'attuale Pietà, sia che fosse quella di Gesù avvolto nella sindone),
o che la cappella era ancora vuota, priva della scena figurata che potesse contraddistinguerla in modo inequivocabile, e quindi senza una propria intitolazione con cui definirla, o che l'intitolazione di Pietra dell'unzione apparisse talmente nuovo ed inusuale, tanto per il notaio che per i donatori, che per maggior chiarezza venne definita secondo la sua collocazione topografica "subtus crucem".

Ma è soprattutto il termine "existente" su cui mi pare si debba riflettere, perché fa pensare ad una sua probabile preesistenza rispetto all'origine dello stesso Sacro Monte. II notaio non lo usa, né per il Santo Sepolcro, né per il confinante eremitorio, né per la cappella dell'Ascensione,tutti edifici appena eretti,ma solo per questa. Può infatti esser interpretato come se si trattasse di una cappella che già da tempo, ab immemorabili, esisteva poco sotto il punto in cui venne collocata la croce di fondazione della Nuova Gerusalemme, proprio per differenziarla dalle altre recenti costruzioni sacre.

Se invece di "existente" che può indurre a pensare ad una più remota origine, ad un edificio noto da sempre ai cittadini di Varallo, fosse stato scritto "creati", o non vi fosse stato usato nessuno di questi due termini, non vi sarebbe nessun indizio oggi.

Un secondo elemento a favore di un'origine anteriore al sorgere del Sacro Monte è dato dalla stessa struttura architettonica della cappella 41, nettamente diversa da quella dell'attigua Pietà, come già si è accennato.

Un edificio contenente il mistero di Gesù avvolto nella sindone nella sua parte interna è simile a tanti piccoli oratori medievali, o cappelle "ad orandum", ornati di affreschi del tardo Trecento o del Quattrocento, ancora assai numerosi in valle, o lungo le vecchie strade, o all'interno di molti centri abitati, o nei pressi di tante piccole frazioni ed alpeggi, come punti di aggregazione per la pietà dei fedeli.

Lo schema deriva da quello assai semplice di tante umili chiesuole di tradizionale impianto ancora romanico, di cui esempi superstiti sono l'Oratorio di S. Pietro Martire a Varallo, all'inizio della strada della Val Mastallone, S.Jacupittu a Cellio.ecc..., con navatella ricoperta da capriate con tetto a vista e bassa abside semicircolare. Ma la maggior parte di questi edifici era priva di navata,
o ne aveva solo un accenno.

Era caratterizzato da un arco d'ingresso, chiuso da una cancellata lignea sotto un tetto a due spioventi, poi nell'interno da due brevissime pareti laterali e subito dopo dalla conca absidale, appena sufficiente a contenere un piccolo altare, come gli oratori dei SS. Quirico e Giuditta a Boccioleto, di S. Bernardo a Piè di Rosso di Ferrate, di S.Caterina a Campertogno, ecc...

Queste le caratteristiche anche della cappella 41,caso unico in tutto il Sacro Monte. Ciò porterebbe dunque a pensare che la dizione "esistente", usata con scrupoloso, notarile rigore, potesse veramente riferirsi ad un sacello già da tempo esistente sul "super parietem", assai prima cioè della fondazione del Sacro Monte.

Si sarebbe trattato in tal caso di una piccola cappella per la devozione dei proprietari degli alpeggi, o delle "baite", sostanzialmente di una modesta frazione esistente da epoche remote sulla rupe dominante Varallo.

Li infatti, come da decenni ritengo (e nessuno mi ha mai smentito) doveva sorgere in epoca preistorica un castelliere gallico, come tutto induce a pensare, per la tipica configurazione orografica della terrazza naturale dell'attuale Nuova Gerusalemme, strategicamente dominante sulla confluenza dei due corsi d'acqua (Sesia e Mastallone), per la sua ottimale difendibililà da ogni lato, anche verso nord.

Ciò è avvalorato dalla presenza della grande pietra, ritrovata sul Sacro Monte stesso e collocata sotto il portico del Santo Sepolcro, erroneamente per secoli creduta la pietra di chiusura del Sepolcro, ma che in realtà, come potei dimostrare oltre trent'anni or sono, è un tipico e raro menir, l'unico forse di tutta la valle, testimonianza inconfutabile di un preistorico insediamento in loco. Anche l'orientamento di questo tempietto, rivolto verso oriente, secondo una remota, diffusissima consuetudine, viene a rafforzare l'ipotesi di una sua lontana preesistenza rispetto al Sacro Monte.
La sua collocazione poi si sarebbe adattata benissimo, essendo esattamente ai piedi del luogo scelto per il Calvario, ed alla sua sinistra, come a Gerusalemme, per contenere il mistero della Pietra dell'unzione.

Certo varie possono essere le osservazioni di fronte ad una così temeraria teoria. Se così fosse si potrebbe obiettare che l'oratorio avrebbe già dovuto portare una qualche intitolazione, una dedicazione a qualche santo o alla Vergine. Ed allora perché viene nominato genericamente in forma anonima dal notaio?

Forse però l'intitolazione originaria era stata soppressa per poterla sostituire ora con quella di un mistero della passione, cioè quello di Pietra dell'unzione, e così viene registrato dal notaio, non più con la denominazione antica, ormai superata, né ancora con quella nuova, tanto inusuale per lui e per i donatori varallesi. Non crea problemi invece il fatto che si trattasse di un edificio sacro che viene donato al P. Caimi insieme alle altre cappelle appena erette.

Non apparteneva certo alla diocesi, né alla parrocchia di Varallo, ma doveva esser proprietà privata, come accade ancora oggi per la maggior parte di questi oratori, o di una singola famiglia che possedeva dei terreni e dei cascinali sul "super parietem", o della comunità, del consorzio dei terrieri, proprietari allora dello stesso "super parietem", tra cui le casate dei maggiorenti varallesi, gli Scarognini in prima fila.

L'unico vero ostacolo, l'unico dubbio per me è dato dalla testimonianza della planimetria dell'ingegner Massone del 1772 in cui compare solo la parete divisoria diagonale tra le due cappelle attuali e non la curva dell'abside che vi dovrebbe aderire. Fu una piccola svista (come varie altre di quella planimetria), ma per noi oggi di particolare importanza, da parte del Massone? Ma se così non fosse, a quando allora dovrebbe risalire la costruzione della piccola abside?

Con molta probabilità tra il 1822 ed il 1826, quando venne rimosso dalla cappella il gruppo ligneo del Compianto sul Cristo morto, o della Pietra dell'unzione, oggi in Pinacoteca a Varallo, venne sostituito da quello di Luigi Marchesi di Saltrio. Ma pare veramente strano che la scena sacra possa essere rimasta per oltre tre secoli in umile ambiente senza un fondale decoroso e regolare, ma con una parete di fondo sghemba e con un breve tratto sulla destrala parete sopravanzante al lato di mezzogiorno della cappella della Pietà, pur esso sbieco.

Mi pare , tutto sommato, più logico pensare ad una svista, ad una modesta dimenticanza ell'ingegner Massone, o di un suo aiutante, nel non aver segnato la curva dell'abside. Come si può constatare è tutta una problematica nuova a cui purtroppo per ora non è possibile dare una risposta certa. Bisognerebbe poter attuare dei sondaggi mirati ed accurati per chiarire l'intricata situazione, il dilemma che ho prospettato, essenzialmente per verificare la situazione sotto la copertura
del tetto, che potrebbe chiarire vari dubbi, e poi eseguire dei sondaggi sulle pareti esterne, ma soprattutto nella conca dell'abside per controllare se vi fossero dei lacerti di antichi affreschi quattrocenteschi, scialbati per la nuova destinazione del vano. Sarebbe la risposta più clamorosa e definitiva. Ma è soprattutto auspicabile la collaborazione spassionata di esperti conoscitori delle strutture architettoniche e dei metodi di costruzione degli edifici rustici quattrocenteschi nelle nostre aree montane in particolare.

E' così pure auspicabile la collaborazione fattiva di appassionati studiosi del Sacro Monte per trattare con pacatezza e serietà il problema, piuttosto che sentire in futuro gratuite, saccenti e sbrigative critiche preconcette da parte di chi fino ad ora non si era mai prospettato questi dubbi e questi interrogativi, come purtroppo assai spesso avviene. (Continua...)

Casimiro Debiaggi
(dal bollettino del Sacro Monte 09-12/2007)





   
 


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