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Cappella 10 - La fuga in Egitto

Iscrizione: “Ecco il Signore salirà su di una leggera nube ed entrerà in Egitto (Isaia,19,1).

E questi ( Giuseppe) levatosi nella notte prese il Bambino e sua Madre e andò in Egitto (Matteo 2,14).

La cappella fu costruita tra il 1576 e il 1580 seguendo le direttive del Libro dei Misteri.
In origine era destinata a contenere il Mistero della Strage degli Innocenti. Per la scena della Fuga in Egitto, negli stessi anni, era stata costruita una cappella nei pressi dell’attuale cappella 11, che nel 1583 venne terminata e corredata di statue.


Tale edificio venne demolito nel 1586 e il gruppo plastico della Fuga in Egitto venne traslocato nell’attuale cappella.  Ignoto è l’autore delle statue di stucco, già plasmate nel 1583; dubbia la loro attribuzione a Fermo Stella da Caravaggio.



Francesco Burlazzi ridipinse gli affreschi nel 1886 per finanziamento del notaio Zoppetti.  

 

Conosciamo la cappella 10
di Casimiro Debiaggi
La Santa Famiglia affrontando le fatiche di un lungo viaggio, si porta in Egitto.
Il Bambino è salvo dall' ira di Erode.

Costruita tra il 1578 e 1582 su progetto di Galeazzo Alessi.
Statue di un anonimo (1581-1582).
Affreschi di Francesco Burlazzi (1886).




LA CAPPELLA DELLA FUGA IN EGITTO

 

L'ambizioso piano di ampliamento e di generale ristrutturazione del Sacro Monte, progettato da Galeazzo Alessi su incarico di Giacomo d'Adda, e minutamente illustrato e descritto tra il 1567 ed il 68 nel “Libro dei Misteri”, prevedeva dopo il gruppo degli edifici di Betlemme, tutta una nuova serie di cappelle illustranti la vita pubblica di Gesù prima della sua passione.


Fino a quel momento era ancora prevalso lo schema del Sacro Monte delle origini con i suoi raggruppamenti geografici (Nazaret, Betlemme e Gerusalemme), cosicchè subito dopo la cappella della Circoncisione, facente parte del complesso di Betlemme, si passava con un salto veramente molto sensibile, all'Ultima Cena sul Monte Sion di Gerusalemme, come ci descrivono le guide del 1514, 1566, 1570.

Un certo avvio ad un mutamento per colmare almeno in parte quel gran vuoto lo aveva incominciato a dare, poco prima della stesura del -Libro dei Misteri», l'erezione della cappella del Secondo sogno di S. Giuseppe, già in fase di costruzione nel 1567 e completata nel 1573 o subito dopo.

Il nuovo piano dell'Alessi, comprendeva i seguenti Misteri: Strage degli Innocenti, Fuga in Egitto, Battesimo di Gesù, Tentazione, Samaritana, Guarigione del paralitico, Resurrezione del figlio della vedova, Trasfigurazione, Entrata di Gesù in Gerusalemme, più la Porta Aurea, ed in Gerusalemme la Cacciata dei profanatori dal Tempio, La Piscina probativa, e la Resurrezione di Lazzaro (di cui esistono le illustrazioni, ma manca la descrizione nella parte introduttiva del libro).

Con questo piano è tutto un nuovo e vasto capitolo che viene ad inserirsi nel complesso figurativo del Sacro Monte, costituendo una vera ghirlanda di cappelle che si va sviluppando su di un'ampia zona nella parte più interna dell'area sacra del Monte, come ben si vede nella planimetria che accompagna il "Libro dei Misteri". Esso troverà la sua sostanziale attuazione, nonostante inevitabili varianti, semplificazioni e la soppressione dei due Misteri della Cacciata dei profanatori dal Tempio e della Piscina probatica, nell'arco di circa un secolo, quando verrà completata la Trasfigurazione verso il 1665.


Quanto mai interessante sarebbe conoscere a chi sia dovuta la scelta di tutti questi nuovi misteri, se all'Alessi stesso, se al d'Adda, oppure, ma più difficilmente, a qualche consigliere religioso, incontrandosi spesso insieme ad episodi evangelici molto noti, anche soggetti dei tutto inconsueti, o per lo meno assai rari nell'iconografia sacra, come per esempio la Tentazione, la Guarigione del paralitico, la Resurrezione del figlio della vedova, mentre poi ne mancano altri molto più diffusi e celebri, come la Disputa con i dottori e le Nozze di Cana, mai realizzati neppure in epoche successive.


Nell'ordine stabilito dall'Alessi, come si è visto, la Strage degli innocenti, contrariamente alla stessa narrazione evangelica di Matteo, precede la Fuga in Egitto, e, stando alla planimetria generale del “Libro dei Misteri» ed a quella conservata nella Raccolta Ferrari dell'Ambrosiana di Milano (circa 1576-80), doveva occupare il sito su cui invece sorge la Fuga in Egitto, mentre quest'ultima avrebbe dovuto essere eretta dove si trova il Battesimo, che a sua volta doveva trovare posto nella cappella dell'attuale Tentazione.

Per un certo tempo tuttavia si soprassedette all'esecuzione di questi Misteri. Infatti nel "memoriale" del novembre 1572, in cui si elencavano i vari lavori da fare sul Monte, non si accenna ad essi e si stabilisce solo la prima indispensabile opera da realizzare in quella zona del Monte, ossia la nuova strada che dalla cappella del Secondo sogno di S. Giuseppe arriva fino alla “Chiesa Negra" (attuale Tentazione). Segno evidente che l'erezione delle tre cappelle per il momento non veniva presa per nulla in considerazione.

Invece, poco più di dieci anni dopo, dalla guida del 1583 risulta che esisteva già l'edificio per la Strage degli innocenti, ed era ormai ultimata la Fuga in Egitto con statue eseguite da: “...bon scultore in una Chiesa d'ottangola forma» e che era compiuto anche il Battesimo, oltre ad essere iniziate varie altre cappelle.

A cosa è dovuta una così improvvisa e intensa ripresa e realizzazione di lavori nel giro degli ultimi anni?

Credo che la spiegazione più ovvia e più vera sia da cercare nella terza visita di S. Carlo al Sacro Monte nell'ottobre del 1578 al ritorno del suo primo pellegrinaggio a Torino per venerare la
S. Sindone.

Come già nella sua seconda permanenza nell'agosto del 1571, il suo zelo ed il suo incitamento, anche senza scendere a degli ordini e a delle direttive precise, dovette però essere di grande stimolo ad una più viva ed intensa prosecuzione dei lavori secondo uno sviluppo logico, basato cioè sulla successione temporale dei misteri della vita di Gesù.

È ovvio, come aveva già notato il Galloni, che la Cappella della Strage indicata nel poemetto del 1583 non poteva essere quella attuale, eretta, come risaputo, per munificenza del duca di Savoia Carlo Emanuele I°, ed iniziata soltanto tre anni dopo, in seguito alla stipulazione del ben noto contratto con i costruttori fratelli D'Enrico di Alagna del 5 giugno 1586.

Però, sempre secondo il Galloni, quel primo edificio citato nella guida dell'83 per contenere la Strage, sarebbe stato costituito dal tempietto ora contenente la Fuga in Egitto, mentre la Fuga, spostata “dal luogo primitivamente assegnatole", corrispondente a quello ove ora si trova il Battesimo, sarebbe stata costruita un poco più sotto “dove brevi resti concorrono ancora a formare un basso terrapieno lungo la via verso il Battesimo, a metri 4,50 dal fianco della Strage d'oggidì. Dunque nel 1583 una Cappella per la Strage degli innocenti era costruita, ma vuota, di forma ottagona, come nel Progetto. E n'era pure costruita una per la Fuga in Egitto, già provveduta delle statue, un po' più sotto, presso la Strage attuale".

Fin qui la prima conclusione del Galloni. Poi, considerando che in seguito la Fuga venne anteposta alla Strage, che trovò la sua definitiva sistemazione nell'attuale Cappella eretta per volere di Carlo Emanuele I°, egli concludeva: "il mutamento quindi consistette nel disporre la Fuga prima della Strage, ossia nel trasportare, dentro la edicola elevata per la Strage, le statue della Fuga, come si trovano adesso, e nel demolire la modesta edicola dalla quale erano state tolte le statue, edificando, colà presso, la grande Cappella nuova della Strage degli innocenti col denaro del Duca".

Quando avrebbe dovuto avvenire tutto questo macchinoso mutamento? Dalla guida del 1587 non si riscontra alcuna variante rispetto a quanto è descritto in quella del 1583; invece da quella del 1589 si nota che la situazione è già quella attuale. Infatti la Fuga in Egitto precede ormai la Strage "che si fa con le limosine del duca di Savoia". Dunque queste modifiche sarebbero dovuto avvenire nello spazio assai breve di appena tre anni, tra l'86, quando venne iniziata la nuova cappella della Strage, e l'89.

Se a prima vista i ragionamenti del Galloni possono sembrare convincenti, ed in realtà dal 1914, quando venne pubblicato il suo studio, nessuno li ha contestati o corretti, ad un più approfondito esame molti risultano i punti che lasciano assai perplessi:

1°) innanzi tutto in nessuna planimetria del Sacro Monte, in nessuna veduta, in nessun documento, in nessuna guida si trova traccia della cappella della Fuga in Egitto di tanto breve vita, ubicata dal Galloni presso l'attuale Strage degli innocenti;

2°) sembra poi piuttosto strano e contrario a tutta la consuetudine del Sacro Monte che per la prima redazione del!a Fuga si sia eretta una cappella a pochi metri dal l'attuale Strage poco prima del 1583 e che sia poi già stata abbattuta prima dell'89, dato che nella guida di quell'anno non ve n'è traccia. Se si considera infatti l'abitudine rigorosa, anzi, la grande e continua preoccupazione sul Sacro Monte di sfruttare sistematicamente per dei nuovi Misteri delle cappelle già esistenti e non più usufruite, allo scopo di evitare spese, questo fatto risulta del tutto fuori dalla norma;

3°) non si capisce perchè sia stata abbattuta questa cappella per costruirne poi quasi nello stesso momento un'altra (cioè quella definitiva della strage a pochi passi di distanza, mentre se ne sarebbero potute sfruttare, almeno in parte le strutture;

4) Il Galloni parla di un modesto edificio per la primitiva cappella della Fuga, risulta invece che il Mistero era raffigurato in un tempietto di architettura assai pregevole e di struttura ottagona, guarda caso, come l'attuale, perchè la guida dell'83 e poi anche le altre insistono nel ripetere il verso «in una Chiesa d'ottangola forma», evidentemente per sottolineare le notevoli caratteristiche architettoniche, e perciò fa ancor più stupire che possa essere stata abbattuta con tanta facilità e tanta fretta, cancellandone per di più anche le tracce;

5°) non si capisce come mai nelle guide si metta in evidenza proprio la caratteristica architettonica di questa cappella, ritenuta assai modesta dal Galloni, mentre si sorvola del tutto su quella dell'originaria Strage degli innocenti, che è poi l'attuale, ottagona anche lei, Fuga in Egitto, tutt'altro che spregevole come architettura; infatti le guide del 1583 ed 87 molto laconicamente dicono solo che la scena «Sarà scolpita in una chiesa inante - Ch'è fatta è...»;

6°) in tutte tre le guide del 1583, 1587, 1589 la descrizione della cappella della Fuga è ripetuta perfettamente identica; anche la descrizione della struttura ottagona non muta, ed è veramente singolare questa totale mancanza di varianti, considerato che proprio tra l'87 e l'89 avrebbe dovuto avvenire lo spostamento del Mistero dalla cappella immaginata dal Galloni all'attuale;

7°) lo spostamento poi di un gruppo statuario in terracotta è sempre un'impresa assai rischiosa, data la fragilità del materiale. È ben noto il caso della Madonna gaudenziana già nella Casa di Nazaret, o di Loreto, trasferita all'inizio del 1575 nella cappella del Secondo Sogno di S. Giuseppe, di cui andò rovinata tutta la parte inferiore, rifatta in seguito in stucco, per non parlare dei casi più recenti. Invece il gruppo della Fuga in Egitto, che stando al Galloni sarebbe stato spostato da una cappella all'altra, risulta oggi perfettamente integro, cioè come se non avesse subito il minimo danno nella difficile operazione di spostamento, o addirittura, come se non fosse mai stato mosso;

8°) per di più il gruppo scultoreo risulta talmente armonico e proporzionato all'ambiente in cui si trova, da sembrare non di aver trovato una sistemazione più o meno felice, o comunque di fortuna, in un'altra cappella, ma di esser stato ideato appositamente per quel vano.

Ora: che si siano verificati degli spostamenti di Misteri da una cappella all'altra è indiscutibile, ma questi non avvennero a cappelle compiute, bensì nel passaggio dalla redazione teorica sulla carta, all'attuazione pratica vera e propria.

Si è visto come, tanto nel «Libro dei Misteri», quanto nella planimetria del Sacro Monte della Raccolta Ferrari presso l'Ambrosiana di Milano nel 1576-80 circa, la Strage era prevista ove ora c'è la Fuga in Egitto, la Fuga ove c'è il Battesimo e questo dove c'è la Tentazione, che a sua volta doveva essere eretta all'incirca ove ora c'è la Samaritana.

Ma nella guida del 1583 per le cappelle ormai realizzate è avvenuto un vero e proprio spostamento a catena all'indietro, scalando tutte di una posizione. Infatti la Tentazione viene arretrata passando ad occupare la cappella ove è tuttora, già prevista per il Battesimo; il Battesimo viene a trovarsi nel luogo previsto per la Fuga in Egitto. E la Fuga perchè dovrebbe, solo lei, esser spostata in un edificio eretto appositamente come volle il Galloni, indietreggiando solo di metà percorso, e non deve seguire la sorte delle altre cappelle compiendo uno spostamento intero e passando cosi nell'edificio ottagono previsto per il Mistero che la precedeva nell'ordine, cioè per la Strage degli innocenti?

Quest'ultima cappella ovviamente dovette venir spostata anche lei più in dietro, e ciò non poteva verificarsi che in direzione dell'attuale basilica, e precisamente verso la sua parte absidale. Proprio in quella zona esisteva un unico, assai modesto edificio adibito a fornace per le statue, confinante con l'attuale lato sinistro dello scurolo, l'unica costruzione a cui si potesse pensare per ubicarvi, anche se dimessamente una cappella. Esso è ben individuabile nella Veduta del Sacro Monte di Brera e nelle sue repliche di Caresanablot e della sacrestia del Duomo di Torino; lo si può pure identificare nella planimetria dei «Libro dei Misteri» in una struttura quadrata, tratteggiata in scuro e contrassegnata dalle lettere B B, e lo si può ancora notare nella veduta xilografica del Sacro Monte che accompagna le guide del 1589, 1591, ecc.

Questo edificio deve esser stato scelto, come ripiego, per collocarvi la Strage degli innocenti.

Solo in questo modo tutto si risolve come per incanto; tutti i dubbi e tutte le incertezze svaniscono. Si capisce così che la cappella della Strage era stata relegata in una posizione marginale ed in un edificio di second'ordine, quasi per accantonare l’esecuzione dato l'eccessivo onere finanziario per una sua degna attuazione, in attesa di tempi migliori; tempi che per altro non si fecero attendere molto, dato l'intervento provvidenziale di Carlo Emanuele I°, scavalcando nell'ordine prestabilito la Fuga in Egitto ed inserendosi tra questa ed il Battesimo, ristabilendo così anche l'ordine proprio della narrazione evangelica.

Resta quindi definitivamente chiarito che la prima redazione della Fuga, immaginata dal Gallotti vicino all'attuale Strage degli innocenti non è mai esistita, ma è stata solo un puro equivoco di quello studioso; solo così si capisce perchè non è mai comparsa in nessuna planimetria, veduta, guida e documento riguardante il Sacro Monte; resta in tal modo chiarito che non si è mai verificato il caso assurdo di distruggere una cappella di pregio appena un decennio dopo la sua erezione, con in più l'incongruenza di costruirne un'altra subito a lei vicino; si capisce allora che lo spostamento della Fuga da una cappella all'altra non è mai avvenuto; si capisce come mai le due guide mettano in evidenza i pregi del tempietto ottagonale della Fuga e tacciano della povera architettura della Strage; si capisce come mai nelle guide dell'83, 87 e 89 la descrizione della Fuga sia sempre risultata uguale, poichè si trattava sempre dello stesso edificio; si capisce perchè il gruppo statuario non ha subito danni non essendo mai stato spostato, e come mai sia in così perfetto accordo con l'ambiente in cui sorge, perchè venne eseguito appositamente per esso.

Si capisce insomma che la Fuga in Egitto, eretta tra il 1578 circa e l'83, ma forse si potrebbero restringere i tempi entro l'82, è stata fatta dopo il generale spostamento a catena che ha coinvolto anche le cappelle del Battesimo e della Tentazione, oltre, s'intende, la Strage degli innocenti, e di conseguenza è stata sistemata fin dall'origine nella cappella ottagona che il “Libro dei Misteri» aveva previsto per la Strage.

Chiarito così, faticosamente, ma spero, anche definitivamente il problema e l'equivoco del Galloni, possiamo osservare il mai attuato progetto previsto dal «Libro dei Misteri» per la Fuga in Egitto.

Esso consiste in un tempietto a struttura ottagona, di gusto tipicamente manieristico essendo più espanso in larghezza che in profondità, impostato cioè su di un rettangolo o un'ellisse. Se la parte esterna, assai sobria, non prevedeva particolari elementi decorativi, l'interno invece, ricoperto da un'ampia volta a padiglione impostata su lunette ed unghie, avrebbe dovuto esser completata lungo le pareti da lesene dipinte a suggerire l'illusione di un vero e proprio porticato tutto in giro.

Ma la novità più strana e sconcertante era prevista per il gruppo scultoreo relegato entro un'edicola di legno e vetro che ripeteva lo schema dell'edificio stesso, attorno alla quale avrebbero dovuto girare i fedeli. Essa avrebbe così separato in modo assurdo le statue dalla parete dipinta, annullando totalmente l'unità ed il completamento dei due elementi figurativi, che aveva raggiunto la sua massima emozione negli esempi di Gaudenzio. Tale espediente quasi delirante era previsto dall'Alessi anche per le cappelle successive della Tentazione, Trasfigurazione ed in parte pure per la Salita al Calvario, ma non venne mai attuato.

Si è detto che la Fuga in Egitto venne realizzata tra il '78 e l'82. Forse l'edificio era già stato iniziato poco prima dello spostamento a catena dei vari Misteri per la Strage secondo il progetto dell'Alessi. Avvenuto poi il generale arretramento, la cappella venne proseguita e terminata per contenere, come si è visto, la Fuga. Essa infatti segue con notevole fedeltà il progetto alessiano, tanto da poterla considerare, dopo la Porta Maggiore e la cappella di Adamo ed Eva a tutti i titoli l'unica vera e sicura realizzazione sul Sacro Monte del grande architetto perugino.

Nulla tolgono all'autenticità alcune evidenti varianti, di cui una è già contenuta in una copia autografata dell'analogo disegno del «Libro dei Misteri», conservata nell'archivio d'Adda di Varallo, e da considerare molto probabilmente, come progetto esecutivo. Essa è costituita dalle modifiche apportate al portale in pietra, coronato da timpano triangolare e posto a filo della parete, mentre nel progetto del «Libro dei Misteri» era previsto con una cornice più sottile ed incassato in un profondo arcosolio che occupava gran parte del lato di facciata.

Il cambiamento più importante è però costituito dall'eliminazione dell'elaborato lanternino di coronamento, troppo dispendioso ed inadatto al clima locale, sostituito, a compimento dell'opera, da un assai più modesto pinnacolo in pietra..

Sono rimaste invece le otto, caratteristiche finestrelle circolari al di sotto del cornicione a ravvivare la nitida, cristallina purezza delle pareti. Direi che siano state anche rispettate le misure volute dall'Alessi che prevedeva un diametro di 13 braccia circa, equivalenti a m. 7,54. Ne risulta un edificio di un'eleganza sobria, molto armonioso per proporzioni e geometrica essenzialità dalle strutture limpide, terse, semplicissime.

Assai notevole è anche nell'interno circolare il gruppo scultoreo. Già se n'era accorto l'autore delle guide in versi del 1583, 87, 89, quando aveva parlato di «buon scultore», e giustamente l'ha pure riconosciuto il Galloni giudicandolo opera di «artefici valentissimi». Ma al contrario il Butler, seguito dal Ravelli, l'ha ritenuto poco pregevole.

A differenza del vivace schizzo del «Libro dei Misteri» in cui i fuggitivi sono diretti verso destra, forse per suggestione dell'analoga scena affrescata da Gaudenzio, sulla gran parete della Madonna delle Grazie, il gruppo procede invece verso sinistra. Spicca soprattutto la Madonna col Bambino in grembo, seduta sull'asinello come su di un trono, memore ancora di echi gaudenziani per la carica di palpitante, materno affetto. Modellata con robusta e vivace plasticità si rivela assai originale per l'inconsueta posa dei piedi accavallati e per l'allacciarsi abbastanza complesso delle membra del Bambino con le mani della Madre. Ma anche l'Angelo e S. Giuseppe, che precedono e seguono il gruppo centrale, col rivolgere a lui il loro sguardo creano un elemento di corale unità compositiva ed un convergere intenso di trepidi sentimenti.

Il Butler per primo notò che il gruppo è in stucco e non in terracotta.

E un vero peccato che non sia noto il nome dell'autore, certo un maestro colto e di notevole livello. Un artista lombardo o valsesiano? L’hanno ignorato tanto il Fassola che il Torrotti; la maggior parte delle antiche guide accenna a «diversi autori». Ma il Bordiga nel 1830 avanza per primo la probabilità che si possa trattare di Fermo Stella. Altri ben presto riprendono la sua supposizione, molti in seguito la danno ormai come cosa certa. Nonostante il parere contrario del Tonetti, del Butler e del Galloni, il Romerio ed ancora le guide più recenti e varie altre pubblicazioni ripetono per inerzia e per omaggio al luogo comune il nome dello Stella, ora come ipotesi, ora come affermazione assoluta. Eppure, come si è gia visto per altre opere, si tratta di una cosa del tutto insostenibile, sia per ragioni cronologiche, sia perchè nulla prova che lo Stella sia stato scultore.

Il complesso statuario è quasi ampliato e completato dalla presenza di due alberelli già visibili nella xilografia del Coriolano nella guida del 1611 e descritti nelle guide settecentesche con questi termini: «Due alberi, carichi uno di dattili, di palme l'altro rendono vaga questa Capella». Essi costituiscono un elemento di collegamento e di passaggio tra il gruppo scultoreo in primo piano e l'ampio fondale ad affresco.

È molto probabile che la cappella sia rimasta per lungo tempo priva della decorazione pittorica non trovandosi nessuna indicazione in proposito. Anche il Fassola non ne parla, sebbene alla sua epoca dovesse certamente già esistere; solo un cenno ne dà il Torrotti dicendo che come le statue, così anche le pitture sono di «differenti autori». Di più si viene a sapere dalle guide dei 1743 e 1751, da cui risulta che la cappella era «dipinta all'interno di monti e villaggi con figure di Pastori, caccie e simili».

Però solo nel 1777 il Bartoli afferma di sapere che le pitture sono opera di Gerolamo Chignoli, notizia che poi sarà ripetuta costantemente. Stupisce però che si sia tardato tanto a conoscere il nome del pittore. In verità il Fassola nella prima parte della sua opera, riferendosi all'anno 1640 ricorda che «Bisognosa nel resto la Veneranda Fabrica di Pittori eccellenti per molte Capelle ammetterono li Fabriceri Gerolamo Chignolo pittore del Cardinal Trivulzo...». Può quindi esser probabile che l'esecuzione degli affreschi sia avvenuta veramente nel 1640 per opera del Chignolo come sostiene il Tonetti.

Milanese, allievo assai fedele e continuatore del Cerano, nato verso il 1600-1605, il Chignoli è stato riscoperto dalla critica più recente. Sue sono le pale di S. Isidoro e di S. Bonaventura che scrive la vita di S. Francesco in S. Maria del Paradiso a Milano, del Miracolo di S. Mauro in S. Simpliciano, di S. Francesco in S. Eustorgio, sempre a Milano, e la Madonna con Bambino e Santi a Grosotto in Valtellina nel 1644, ultima data nota della sua vita, è il Cristo mesto sorretto da due angeli presso il Capitolo del Duomo di Milano.

La sua presenza al Sacro Monte, dopo la splendida stagione del Tanzio, del Morazzone, ed anche di Melchiorre d'Enrico e del Gherardini, si inserisce in un momento di vuoto nella storia della pittura in Valsesia. Morto da sette anni il Tanzio, vecchio ormai suo fratello Melchiorre, attivo a Biella e dintorni il varallese Allasina, impegnato intensamente nel Cusio il Rocca (proprio del 1640 sono i suoi affreschi dell'VIII cappella ed il quadro della Madonna col Bambino e S. Francesco al Sacro Monte d'Orta e la notevole pala di Bagnella presso Omegna), praticamente al Sacro Monte in quel momento il campo era libero.

Tuttavia l'apporto del Chignolo non dovette essere di grande rilievo ed il suo ciclo pittorico venne tenuto in scarsa considerazione, forse anche perchè costituito solo da un paesaggio, o, come scrisse il Bordiga «da un languido paese». Ma intanto col passar del tempo era andato anche deteriorandosi in modo irreparabile, ancora riprodotti nel volume del Cusa.

Si provvide quindi nel 1886 (il Galloni dice nell'88) a riordinare la cappella dandone l'incarico al pittore Francesco Burlazzi, professore della scuola di disegno di Varallo, grazie al lascito del notaio varallese Lorenzo Zoppetti. Il Burlazzi, che aveva appena rifatto gli affreschi della cappella di Adamo ed Eva, ritoccò le statue e sostituì i rovinati dipinti seicenteschi con altri che raffigurano il deserto, le rovine di un tempio egizio e sullo sfondo del lontano orizzonte la città di Eliopoli, meta della Sacra Famiglia che vi è raffigurata in fuga in piccolissime dimensioni. Nel cielo dipinse un gruppo di angeli in volo, quasi a protezione e scorta d'onore dei viaggiatori.

Secondo il gusto accademico dell'epoca, l'affresco si presenta come un gran fondale da teatro ottocentesco, d'una scenografia un po' oleografica e di maniera, d'un verismo archeologizzante un po' freddo, ma corretto e non privo di respiro, tanto da riuscire ad annullare illusoriamente il limite delle pareti.

   
 


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