La Santa Famiglia affrontando le
fatiche di un lungo viaggio, si porta in Egitto.
Il Bambino è salvo dall' ira di Erode.
Costruita tra il 1578 e 1582 su progetto di Galeazzo
Alessi.
Statue di un anonimo (1581-1582).
Affreschi di Francesco Burlazzi (1886).
LA CAPPELLA DELLA FUGA IN EGITTO
L'ambizioso piano di ampliamento e
di generale ristrutturazione del Sacro Monte, progettato
da Galeazzo Alessi su incarico di Giacomo d'Adda, e
minutamente illustrato e descritto tra il 1567 ed il
68 nel “Libro dei
Misteri”, prevedeva dopo
il gruppo degli edifici di Betlemme, tutta una nuova
serie di cappelle illustranti la vita pubblica di Gesù prima
della sua passione.
Fino a quel momento era ancora prevalso lo schema del
Sacro Monte delle origini con i suoi raggruppamenti
geografici (Nazaret, Betlemme e Gerusalemme), cosicchè subito
dopo la cappella della Circoncisione, facente parte
del complesso di Betlemme, si passava con un salto
veramente molto sensibile, all'Ultima Cena sul Monte
Sion di Gerusalemme, come ci descrivono le guide del
1514, 1566, 1570.
Un certo avvio ad un mutamento per
colmare almeno in parte quel gran vuoto lo aveva incominciato
a dare,
poco prima della stesura del -Libro dei Misteri»,
l'erezione della cappella del Secondo sogno di S. Giuseppe,
già in fase di costruzione nel 1567 e completata
nel 1573 o subito dopo.
Il nuovo piano dell'Alessi, comprendeva
i seguenti Misteri: Strage degli Innocenti, Fuga in
Egitto, Battesimo
di Gesù, Tentazione, Samaritana, Guarigione
del paralitico, Resurrezione del figlio della vedova,
Trasfigurazione, Entrata di Gesù in Gerusalemme,
più la Porta Aurea, ed in Gerusalemme la Cacciata
dei profanatori dal Tempio, La Piscina probativa, e
la Resurrezione di Lazzaro (di cui esistono le illustrazioni,
ma manca la descrizione nella parte introduttiva del
libro).
Con questo piano è tutto un
nuovo e vasto capitolo che viene ad inserirsi nel complesso
figurativo del Sacro Monte, costituendo una vera ghirlanda
di cappelle che si va sviluppando su di un'ampia zona
nella parte più interna dell'area sacra del
Monte, come ben si vede nella planimetria che accompagna
il "Libro dei Misteri".
Esso troverà la
sua sostanziale attuazione, nonostante inevitabili
varianti, semplificazioni e la soppressione dei due
Misteri della Cacciata dei profanatori dal Tempio e
della Piscina probatica, nell'arco di circa un secolo,
quando verrà completata la Trasfigurazione verso
il 1665.
Quanto mai interessante sarebbe conoscere a chi sia
dovuta la scelta di tutti questi nuovi misteri, se
all'Alessi
stesso, se al d'Adda, oppure, ma più difficilmente,
a qualche consigliere religioso, incontrandosi spesso
insieme ad episodi evangelici molto noti, anche soggetti
dei tutto inconsueti, o per lo meno assai rari nell'iconografia
sacra, come per esempio la Tentazione, la Guarigione
del paralitico, la Resurrezione del figlio della vedova,
mentre poi ne mancano altri molto più diffusi
e celebri, come la Disputa con i dottori e le Nozze
di Cana, mai realizzati neppure in epoche successive.
Nell'ordine stabilito dall'Alessi, come si è visto,
la Strage degli innocenti, contrariamente alla stessa
narrazione evangelica di Matteo, precede la Fuga in
Egitto, e, stando alla planimetria generale del “Libro
dei Misteri» ed a quella conservata nella Raccolta
Ferrari dell'Ambrosiana di Milano (circa 1576-80),
doveva occupare il sito su cui invece sorge la Fuga
in Egitto, mentre quest'ultima avrebbe dovuto essere
eretta dove si trova il Battesimo, che a sua volta
doveva trovare posto nella cappella dell'attuale Tentazione.
Per un certo tempo tuttavia si soprassedette
all'esecuzione di questi Misteri. Infatti nel "memoriale" del
novembre 1572, in cui si elencavano i vari lavori da
fare sul Monte, non si accenna ad essi e si stabilisce
solo la prima indispensabile opera da realizzare in
quella zona del Monte, ossia la nuova strada che dalla
cappella del Secondo sogno di S. Giuseppe arriva fino
alla “Chiesa Negra" (attuale Tentazione).
Segno evidente che l'erezione delle tre cappelle per
il momento non veniva presa per nulla in considerazione.
Invece, poco più di dieci anni dopo, dalla guida
del 1583 risulta che esisteva già l'edificio
per la Strage degli innocenti, ed era ormai ultimata
la Fuga in Egitto con statue eseguite da: “...bon
scultore
in una Chiesa d'ottangola forma» e che era compiuto
anche il Battesimo, oltre ad essere iniziate varie
altre cappelle.
A cosa è dovuta una così improvvisa
e intensa ripresa e realizzazione di lavori nel giro
degli ultimi anni?
Credo che la spiegazione più ovvia e più vera
sia da cercare nella terza visita di S. Carlo al Sacro
Monte nell'ottobre del 1578 al ritorno del suo primo
pellegrinaggio a Torino per venerare la
S. Sindone.
Come già nella sua seconda permanenza nell'agosto
del 1571, il suo zelo ed il suo incitamento, anche
senza scendere a degli ordini e a delle direttive precise,
dovette però essere di grande stimolo ad una
più viva ed intensa prosecuzione dei lavori
secondo uno sviluppo logico, basato cioè sulla
successione temporale dei misteri della vita di Gesù.
È
ovvio, come aveva già notato il Galloni, che
la Cappella della Strage indicata nel poemetto del
1583 non poteva essere quella attuale, eretta, come
risaputo, per munificenza del duca di Savoia Carlo
Emanuele I°, ed iniziata soltanto tre anni dopo,
in seguito alla stipulazione del ben noto contratto
con i costruttori fratelli D'Enrico di Alagna del 5
giugno 1586.
Però, sempre secondo il Galloni, quel primo
edificio citato nella guida dell'83 per contenere la
Strage, sarebbe stato costituito dal tempietto ora
contenente la Fuga in Egitto, mentre la Fuga, spostata “dal
luogo primitivamente assegnatole",
corrispondente a quello ove ora si trova il Battesimo,
sarebbe stata
costruita un poco più sotto “dove brevi
resti concorrono ancora a formare un basso terrapieno
lungo la via verso il Battesimo, a metri 4,50 dal fianco
della Strage d'oggidì. Dunque nel 1583 una Cappella
per la Strage degli innocenti era costruita, ma vuota,
di forma ottagona, come nel Progetto. E n'era pure
costruita una per la Fuga in Egitto, già provveduta
delle statue, un po' più sotto, presso la Strage
attuale".
Fin qui la prima conclusione del Galloni. Poi, considerando
che in seguito la Fuga venne anteposta alla Strage,
che trovò la sua definitiva sistemazione nell'attuale
Cappella eretta per volere di Carlo Emanuele I°,
egli concludeva: "il mutamento quindi
consistette nel disporre la Fuga prima della Strage,
ossia nel
trasportare, dentro la edicola elevata per la Strage,
le statue della Fuga, come si trovano adesso, e nel
demolire la modesta edicola dalla quale erano state
tolte le statue, edificando, colà presso, la
grande Cappella nuova della Strage degli innocenti
col denaro del Duca".
Quando avrebbe dovuto avvenire tutto questo macchinoso
mutamento? Dalla guida del 1587 non si riscontra alcuna
variante rispetto a quanto è descritto in quella
del 1583; invece da quella del 1589 si nota che la
situazione è già quella attuale. Infatti
la Fuga in Egitto precede ormai la Strage "che
si fa con le limosine del duca di Savoia". Dunque
queste modifiche sarebbero dovuto avvenire nello spazio
assai breve di appena tre anni, tra l'86, quando venne
iniziata la nuova cappella della Strage, e l'89.
Se a prima vista i ragionamenti del Galloni possono
sembrare convincenti, ed in realtà dal 1914,
quando venne pubblicato il suo studio, nessuno li ha
contestati o corretti, ad un più approfondito
esame molti risultano i punti che lasciano assai perplessi:
1°) innanzi tutto in nessuna planimetria del Sacro
Monte, in nessuna veduta, in nessun documento, in nessuna
guida si trova traccia della cappella della Fuga in
Egitto di tanto breve vita, ubicata dal Galloni presso
l'attuale Strage degli innocenti;
2°) sembra poi piuttosto strano e contrario a tutta
la consuetudine del Sacro Monte che per la prima redazione
del!a Fuga si sia eretta una cappella a pochi metri
dal l'attuale Strage poco prima del 1583 e che sia
poi già stata abbattuta prima dell'89, dato
che nella guida di quell'anno non ve n'è traccia.
Se si considera infatti l'abitudine rigorosa, anzi,
la grande e continua preoccupazione sul Sacro Monte
di sfruttare sistematicamente per dei nuovi Misteri
delle cappelle già esistenti e non più usufruite,
allo scopo di evitare spese, questo fatto risulta del
tutto fuori dalla norma;
3°) non si capisce perchè sia stata abbattuta
questa cappella per costruirne poi quasi nello stesso
momento un'altra (cioè quella definitiva della
strage a pochi passi di distanza, mentre se ne sarebbero
potute sfruttare, almeno in parte le strutture;
4) Il Galloni parla di un modesto edificio per la primitiva
cappella della Fuga, risulta invece che il Mistero
era raffigurato in un tempietto di architettura assai
pregevole e di struttura ottagona, guarda caso, come
l'attuale, perchè la guida dell'83 e poi anche
le altre insistono nel ripetere il verso «in una
Chiesa d'ottangola forma», evidentemente
per sottolineare le notevoli caratteristiche architettoniche,
e perciò fa ancor più stupire che possa
essere stata abbattuta con tanta facilità e
tanta fretta, cancellandone per di più anche
le tracce;
5°) non si capisce come mai nelle guide si metta
in evidenza proprio la caratteristica architettonica
di questa cappella, ritenuta assai modesta dal Galloni,
mentre si sorvola del tutto su quella dell'originaria
Strage degli innocenti, che è poi l'attuale,
ottagona anche lei, Fuga in Egitto, tutt'altro che
spregevole come architettura; infatti le guide del
1583 ed 87 molto laconicamente dicono solo che la scena «Sarà scolpita
in una chiesa inante - Ch'è fatta è...»;
6°) in tutte tre le guide del 1583, 1587, 1589
la descrizione della cappella della Fuga è ripetuta
perfettamente identica; anche la descrizione della
struttura ottagona non muta, ed è veramente
singolare questa totale mancanza di varianti, considerato
che proprio tra l'87 e l'89 avrebbe dovuto avvenire
lo spostamento del Mistero dalla cappella immaginata
dal Galloni all'attuale;
7°) lo spostamento poi di un gruppo statuario in
terracotta è sempre un'impresa assai rischiosa,
data la fragilità del materiale. È ben
noto il caso della Madonna gaudenziana già nella
Casa di Nazaret, o di Loreto, trasferita all'inizio
del 1575 nella cappella del Secondo Sogno di S. Giuseppe,
di cui andò rovinata tutta la parte inferiore,
rifatta in seguito in stucco, per non parlare dei casi
più recenti. Invece il gruppo della Fuga in
Egitto, che stando al Galloni sarebbe stato spostato
da una cappella all'altra, risulta oggi perfettamente
integro, cioè come se non avesse subito il minimo
danno nella difficile operazione di spostamento, o
addirittura, come se non fosse mai stato mosso;
8°) per di più il gruppo scultoreo risulta
talmente armonico e proporzionato all'ambiente in cui
si trova, da
sembrare non di aver trovato una sistemazione più o
meno felice, o comunque di fortuna, in un'altra cappella,
ma di esser stato ideato appositamente per quel vano.
Ora: che si siano verificati degli spostamenti di Misteri
da una cappella all'altra è indiscutibile, ma
questi non avvennero a cappelle compiute, bensì nel
passaggio dalla redazione teorica sulla carta, all'attuazione
pratica vera e propria.
Si è visto come, tanto nel «Libro
dei Misteri», quanto nella planimetria del Sacro
Monte della Raccolta Ferrari presso l'Ambrosiana di
Milano nel 1576-80 circa, la Strage era prevista ove
ora c'è la Fuga in Egitto, la Fuga ove c'è il
Battesimo e questo dove c'è la Tentazione, che
a sua volta doveva essere eretta all'incirca ove ora
c'è la Samaritana.
Ma nella guida del 1583 per le cappelle ormai realizzate è avvenuto
un vero e proprio spostamento a catena all'indietro,
scalando tutte di una posizione. Infatti la Tentazione
viene arretrata passando ad occupare la cappella ove è tuttora,
già prevista per il Battesimo; il Battesimo
viene a trovarsi nel luogo previsto per la Fuga in
Egitto. E la Fuga perchè dovrebbe, solo lei,
esser spostata in un edificio eretto appositamente
come volle il Galloni, indietreggiando solo di metà percorso,
e non deve seguire la sorte delle altre cappelle compiendo
uno spostamento intero e passando cosi nell'edificio
ottagono previsto per il Mistero che la precedeva nell'ordine,
cioè per la Strage degli innocenti?
Quest'ultima cappella ovviamente dovette venir spostata
anche lei più in dietro, e ciò non poteva
verificarsi che in direzione dell'attuale basilica,
e precisamente verso la sua parte absidale. Proprio
in quella zona esisteva un unico, assai modesto edificio
adibito a fornace per le statue, confinante con l'attuale
lato sinistro dello scurolo, l'unica costruzione a
cui si potesse pensare per ubicarvi, anche se dimessamente
una cappella. Esso è ben individuabile nella
Veduta del Sacro Monte di Brera e nelle sue repliche
di Caresanablot e della sacrestia del Duomo di Torino;
lo si può pure identificare nella planimetria
dei «Libro dei
Misteri» in una struttura
quadrata, tratteggiata in scuro e contrassegnata dalle
lettere B B, e lo si può ancora notare nella
veduta xilografica del Sacro Monte che accompagna le
guide del 1589, 1591, ecc.
Questo edificio deve esser stato scelto, come ripiego,
per collocarvi la Strage degli innocenti.
Solo in questo modo tutto si risolve come per incanto;
tutti i dubbi e tutte le incertezze svaniscono. Si
capisce così che la cappella della Strage era
stata relegata in una posizione marginale ed in un
edificio di second'ordine, quasi per accantonare l’esecuzione
dato l'eccessivo onere finanziario per una sua degna
attuazione, in attesa di tempi migliori; tempi che
per altro non si fecero attendere molto, dato l'intervento
provvidenziale di Carlo Emanuele I°, scavalcando
nell'ordine prestabilito la Fuga in Egitto ed inserendosi
tra questa ed il Battesimo, ristabilendo così anche
l'ordine proprio della narrazione evangelica.
Resta quindi definitivamente chiarito che la prima
redazione della Fuga, immaginata dal Gallotti vicino
all'attuale Strage degli innocenti non è mai
esistita, ma è stata solo un puro equivoco di
quello studioso; solo così si capisce perchè non è mai
comparsa in nessuna planimetria, veduta, guida e documento
riguardante il Sacro Monte; resta in tal modo chiarito
che non si è mai verificato il caso assurdo
di distruggere una cappella di pregio appena un decennio
dopo la sua erezione, con in più l'incongruenza
di costruirne un'altra subito a lei vicino; si capisce
allora che lo spostamento della Fuga da una cappella
all'altra non è mai avvenuto; si capisce come
mai le due guide mettano in evidenza i pregi del tempietto
ottagonale della Fuga e tacciano della povera architettura
della Strage; si capisce come mai nelle guide dell'83,
87 e 89 la descrizione della Fuga sia sempre risultata
uguale, poichè si trattava sempre dello stesso
edificio; si capisce perchè il gruppo statuario
non ha subito danni non essendo mai stato spostato,
e come mai sia in così perfetto accordo con
l'ambiente in cui sorge, perchè venne eseguito
appositamente per esso.
Si capisce insomma che la Fuga
in Egitto, eretta tra il 1578 circa e l'83, ma forse
si potrebbero restringere i tempi entro l'82, è stata
fatta dopo il generale spostamento a catena che ha
coinvolto anche le cappelle del Battesimo e della Tentazione,
oltre, s'intende, la Strage degli innocenti, e di conseguenza è stata
sistemata fin dall'origine nella cappella ottagona
che il “Libro dei
Misteri» aveva previsto
per la Strage.
Chiarito così, faticosamente, ma spero, anche
definitivamente il problema e l'equivoco del Galloni,
possiamo osservare il mai attuato progetto previsto
dal «Libro dei Misteri» per la Fuga in
Egitto.
Esso consiste in un tempietto a struttura ottagona,
di gusto tipicamente manieristico essendo più espanso
in larghezza che in profondità, impostato cioè su
di un rettangolo o un'ellisse. Se la parte esterna,
assai sobria, non prevedeva particolari elementi decorativi,
l'interno invece, ricoperto da un'ampia volta a padiglione
impostata su lunette ed unghie, avrebbe dovuto esser
completata lungo le pareti da lesene dipinte a suggerire
l'illusione di un vero e proprio porticato tutto in
giro.
Ma la novità più strana e sconcertante
era prevista per il gruppo scultoreo relegato entro
un'edicola di legno e vetro che ripeteva lo schema
dell'edificio stesso, attorno alla quale avrebbero
dovuto girare i fedeli. Essa avrebbe così separato
in modo assurdo le statue dalla parete dipinta, annullando
totalmente l'unità ed il completamento dei due
elementi figurativi, che aveva raggiunto la sua massima
emozione negli esempi di Gaudenzio. Tale espediente
quasi delirante era previsto dall'Alessi anche per
le cappelle successive della Tentazione, Trasfigurazione
ed in parte pure per la Salita al Calvario, ma non
venne mai attuato.
Si è detto che la Fuga in Egitto venne realizzata
tra il '78 e l'82. Forse l'edificio era già stato
iniziato poco prima dello spostamento a catena dei
vari Misteri per la Strage secondo il progetto dell'Alessi.
Avvenuto poi il generale arretramento, la cappella
venne proseguita e terminata per contenere, come si è visto,
la Fuga. Essa infatti segue con notevole fedeltà il
progetto alessiano, tanto da poterla considerare, dopo
la Porta Maggiore e la cappella di Adamo ed Eva a tutti
i titoli l'unica vera e sicura realizzazione sul Sacro
Monte del grande architetto perugino.
Nulla tolgono all'autenticità alcune evidenti
varianti, di cui una è già contenuta
in una copia autografata
dell'analogo disegno del «Libro
dei Misteri»,
conservata nell'archivio d'Adda di Varallo, e da considerare
molto probabilmente, come progetto esecutivo. Essa è costituita
dalle modifiche apportate al portale in pietra, coronato
da timpano triangolare e posto a filo della parete,
mentre nel progetto del «Libro
dei Misteri» era
previsto con una cornice più sottile ed incassato
in un profondo arcosolio che occupava gran parte del
lato di facciata.
Il cambiamento più importante è però costituito
dall'eliminazione dell'elaborato lanternino di coronamento,
troppo dispendioso ed inadatto al clima locale, sostituito,
a compimento dell'opera, da un assai più modesto
pinnacolo in pietra..
Sono rimaste invece le otto, caratteristiche finestrelle
circolari al di sotto del cornicione a ravvivare la
nitida,
cristallina purezza delle pareti. Direi che siano state
anche rispettate le misure volute dall'Alessi che prevedeva
un diametro di 13 braccia circa, equivalenti a m. 7,54.
Ne risulta un edificio di un'eleganza sobria, molto
armonioso per proporzioni e geometrica essenzialità dalle
strutture limpide, terse, semplicissime.
Assai notevole è anche nell'interno circolare
il gruppo scultoreo. Già se n'era accorto l'autore
delle guide in versi del 1583, 87, 89, quando aveva
parlato di «buon
scultore», e giustamente
l'ha pure riconosciuto il Galloni giudicandolo opera
di «artefici valentissimi». Ma al contrario
il Butler, seguito dal Ravelli, l'ha ritenuto poco
pregevole.
A differenza del vivace schizzo del «Libro
dei Misteri» in cui i fuggitivi sono diretti verso
destra, forse per suggestione dell'analoga scena affrescata
da Gaudenzio, sulla gran parete della Madonna delle
Grazie, il gruppo procede invece verso sinistra. Spicca
soprattutto la Madonna col Bambino in grembo, seduta
sull'asinello come su di un trono, memore ancora di
echi gaudenziani per la carica di palpitante, materno
affetto. Modellata con robusta e vivace plasticità si
rivela assai originale per l'inconsueta posa dei piedi
accavallati e per l'allacciarsi abbastanza complesso
delle membra del Bambino con le mani della Madre. Ma
anche l'Angelo e S. Giuseppe, che precedono e seguono
il gruppo centrale, col rivolgere a lui il loro sguardo
creano un elemento di corale unità compositiva
ed un convergere intenso di trepidi sentimenti.
Il Butler per primo notò che il gruppo è in
stucco e non in terracotta.
E un vero peccato che non sia noto il nome dell'autore,
certo un maestro colto e di notevole livello. Un artista
lombardo o valsesiano? L’hanno ignorato tanto
il Fassola che il Torrotti; la maggior parte delle
antiche guide accenna a «diversi autori». Ma il Bordiga nel 1830 avanza per primo la probabilità che
si possa trattare di Fermo Stella. Altri ben presto
riprendono la sua supposizione, molti in seguito la
danno ormai come cosa certa. Nonostante il parere contrario
del Tonetti, del Butler e del Galloni, il Romerio ed
ancora le guide più recenti e varie altre pubblicazioni
ripetono per inerzia e per omaggio al luogo comune
il nome dello Stella, ora come ipotesi, ora come affermazione
assoluta. Eppure, come si è gia visto per altre
opere, si tratta di una cosa del tutto insostenibile,
sia per ragioni cronologiche, sia perchè nulla
prova che lo Stella sia stato scultore.
Il complesso statuario è quasi ampliato e completato
dalla presenza di due alberelli già visibili
nella xilografia del Coriolano nella guida del 1611 e descritti nelle
guide settecentesche con questi termini: «Due
alberi, carichi uno di dattili, di palme l'altro rendono
vaga questa Capella». Essi costituiscono un elemento
di collegamento e di passaggio tra il gruppo scultoreo
in primo piano e l'ampio fondale ad affresco.
È
molto probabile che la cappella sia rimasta per lungo
tempo priva della decorazione pittorica non trovandosi
nessuna indicazione in proposito. Anche il Fassola
non ne parla, sebbene alla sua epoca dovesse certamente
già esistere; solo un cenno ne dà il
Torrotti dicendo che come le statue, così anche
le pitture sono di «differenti
autori».
Di più si viene a sapere dalle guide dei 1743
e 1751, da cui risulta che la cappella era «dipinta
all'interno di monti e villaggi con figure di Pastori,
caccie e simili».
Però solo nel 1777 il Bartoli afferma di sapere
che le pitture sono opera di Gerolamo Chignoli, notizia
che poi sarà ripetuta costantemente. Stupisce
però che si sia tardato tanto a conoscere il
nome del pittore. In verità il Fassola nella
prima parte della sua opera, riferendosi all'anno 1640
ricorda che «Bisognosa
nel resto la Veneranda Fabrica di Pittori eccellenti
per molte Capelle ammetterono
li Fabriceri Gerolamo Chignolo pittore del Cardinal
Trivulzo...». Può quindi esser probabile
che l'esecuzione degli affreschi sia avvenuta veramente
nel 1640 per opera del Chignolo come sostiene il Tonetti.
Milanese, allievo assai fedele e continuatore del Cerano,
nato verso il 1600-1605, il Chignoli è stato
riscoperto dalla critica più recente. Sue sono
le pale di S. Isidoro e di S. Bonaventura che scrive
la vita di S. Francesco in S. Maria del Paradiso a
Milano, del Miracolo di S. Mauro in S. Simpliciano,
di S. Francesco in S. Eustorgio, sempre a Milano, e
la Madonna con Bambino e Santi a Grosotto in Valtellina
nel 1644, ultima data nota della sua vita, è il
Cristo mesto sorretto da due angeli presso il Capitolo
del Duomo di Milano.
La sua presenza al Sacro Monte, dopo la splendida stagione
del Tanzio, del Morazzone, ed anche di Melchiorre d'Enrico
e del Gherardini, si inserisce in un momento di vuoto
nella storia della pittura in Valsesia. Morto da sette
anni il Tanzio, vecchio ormai suo fratello Melchiorre,
attivo a Biella e dintorni il varallese Allasina, impegnato
intensamente nel Cusio il Rocca (proprio del 1640 sono
i suoi affreschi dell'VIII cappella ed il quadro della
Madonna col Bambino e S. Francesco al Sacro Monte d'Orta
e la notevole pala di Bagnella presso Omegna), praticamente
al Sacro Monte in quel momento il campo era libero.
Tuttavia l'apporto del Chignolo non dovette essere
di grande rilievo ed il suo ciclo pittorico venne tenuto
in scarsa considerazione, forse anche perchè costituito
solo da un paesaggio, o, come scrisse il Bordiga «da
un languido paese». Ma intanto col passar del
tempo era andato anche deteriorandosi in modo irreparabile,
ancora riprodotti nel volume del Cusa.
Si provvide
quindi nel 1886 (il Galloni dice nell'88) a riordinare
la cappella dandone l'incarico al pittore Francesco
Burlazzi, professore della scuola di disegno di Varallo,
grazie al lascito del notaio varallese Lorenzo Zoppetti.
Il Burlazzi, che aveva appena rifatto gli affreschi
della cappella di Adamo ed Eva, ritoccò le statue
e sostituì i rovinati dipinti seicenteschi con
altri che raffigurano il deserto, le rovine di un tempio
egizio e sullo sfondo del lontano orizzonte la città di
Eliopoli, meta della Sacra Famiglia che vi è raffigurata
in fuga in piccolissime dimensioni. Nel cielo dipinse
un gruppo di angeli in volo, quasi a protezione e scorta
d'onore dei viaggiatori.
Secondo il gusto accademico dell'epoca, l'affresco
si presenta come un gran fondale da teatro ottocentesco,
d'una scenografia un po' oleografica e di maniera,
d'un verismo archeologizzante un po' freddo, ma corretto
e non privo di respiro, tanto da riuscire ad annullare
illusoriamente il limite delle pareti.
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